L’Assemblea dell’Eni guarda al futuro

Eni_Paolo_ScaroniBilancio 2011 chiude con ottimi risultati. Outlook 2012 presenta elementi di incertezza. Investimenti per 59,6 mld

 

 

ROMA – E’ in corso a piazza Mattei all’Eur l’assemblea degli azionisti dell’Eni chiamata, tra l’altro, ad approvare il bilancio 2011, chiuso con un utile netto di 6,97 miliardi di euro (+1,5%), e la distribuzione di un dividendo di 1,04 euro, di cui 52 centesimi già pagati in acconto. Ai lavori è presente il 56% del capitale sociale, tra cui le partecipazioni superiori al 2% della Cassa depositi e Prestiti (26,37%), del ministero dell’ Economia (3,93%), di BNP Paribas (2,29%) e del fondo Blackrock (2,68%), oltre al 9,55% di azioni proprie.

“Nei prossimi quattro anni Eni garantirà risultati al top dell’industria e continuerà a creare valore per gli azionisti”, è l’incipit ottimistico della lettera agli azionisti con cui l’ amministratore delegato, Paolo Scaroni e il presidente, Giuseppe Recchi, hanno aperto i lavori. “Ci aspettiamo importanti miglioramenti nell’ utile operativo da conseguire nell’ arco di piano attraverso le azioni programmate”.

Per quanto riguarda l’esercizio appena concluso, “pur nel difficile contesto globale, l’Eni ha posto le basi per una nuova fase di sviluppo grazie soprattutto agli straordinari successi nell’ esplorazione”. Il recupero della produzione di Eni in Libia sta marciando infatti a tempi record e tornerà a 240mila barili al giorno nel 2012 rispetto ai 273mila prima della rivoluzione. “Negli ultimi quattro anni – ha detto Scaroni – abbiamo scoperto circa 4 miliardi di barili di olio equivalente, portando la nostra base risorse a 32 miliardi di barili. Nel gas abbiano rinegoziato i contratti con i libici, algerini e russi e avvieremo quelli con Statoil, per consolidare la nostra posizione di leader nella commercializzazione del gas in Europa”.

Il risultato comunque è più che soddisfacente. I ricavi hanno raggiunto i 109,5 miliardi, con un aumento  dell’11,2 rispetto al 2010, l’ebitda a 26,7 miliardi supera del 4,1% quello del 2010 e l’utile di 6,8 miliardi rispetto ai 6,3 dell’anno precedente, con il dividendo a 1,04 euro. L’indebitamento finanziario netto è cresciuto del 7,3% a 28 miliardi, con un indice di 1,05 sull’ebitda.

Tuttavia, ha proseguito Scaroni, “l’outlook 2012 presenta elementi di incertezza a causa delle difficoltà della ripresa economica, in particolare nell’area euro, in un quadro di forte volatilità dei mercati. Il trend del prezzo del petrolio però è atteso su basi solide sostenuto dalla crescita dei consumi delle economie di Cina e Paesi emergenti”. In tale scenario, ha sottolineato l’ad, “la nostra strategia rimane immutata. Le priorità sono la crescita profittevole nell’upstream e il consolidamento e ottimizzazione dei business downstream. Abbiamo pianificato per il prossimo quadriennio una manovra d’investimento di 59,6 miliardi di euro”.

Le uniche noti dolenti vengono dal settore refining & marketing che continua a soffrire un mutamento strutturale e dalla petrolchimica per la quale non si riesce ad invertire il ciclo deficitario. Nel corso dell’assemblea il rappresentante della Fondazione Banca Etica  ha chiesto spiegazioni sugli “indicatori utilizzati per determinare i compensi dei manager. Nel 2011 sono stati corrisposti all’amministratore delegato Paolo Scaroni 5,884 milioni di euro, il 33% in più rispetto al 2010, ma l’utile netto è cresciuto solo dell’1,5% rispetto al 2010”.

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