12:05 | Banche, rallentano a marzo i prestiti alle famiglie (+2,2%)

Frena leggermente l’aumento dei prestiti alle famiglie. A marzo, secondo quanto emerge dal rapporto “Principali voci dei bilanci bancari – marzo 2012” della Banca d’Italia, il tasso di crescita sui dodici mesi dei prestiti alle famiglie a marzo si è attestato al 2,2% (era 2,7% a febbraio), quello dei prestiti alle società non finanziarie ha registrato un valore nullo (0,9% a febbraio), mentre quello al settore privato è stato pari all’1,2, pressoché invariato rispetto a febbraio. Sempre a marzo il tasso di crescita sui dodici mesi delle sofferenze è diminuito al 14,6% rispetto al 16,6% del mese precedente.

Nel mese di marzo, il tasso di crescita annuale dei depositi del settore privato è cresciuto al 2,4% rispetto allo 0,5% registrato a febbraio. Il tasso di crescita sui dodici mesi della raccolta obbligazionaria è stato pari al 15,3% (17,7% nel mese precedente). A marzo i tassi d’interesse sui nuovi prestiti erogati alle società non finanziarie sono diminuiti al 3,59% (3,79 a febbraio).

I tassi d’interesse sui finanziamenti per l’acquisto di abitazioni erogati nel mese di marzo alle famiglie sono scesi al 4,54 dal 4,61% del mese precedente; come sono scesi quelli sulle nuove erogazioni di credito al consumo al 9,99 dal 10,10% di febbraio. I tassi passivi sul complesso dei depositi in essere sono stati pari all’1,24% (1,19% a febbraio).

“La storia dei rapporti fra banche e imprese non è tutto un idillio. Si avvicendano difficoltà legate ai tassi alti, alle troppe garanzie richieste, all’aspirazione verso un sistema creditizio meno oneroso, verso una banca amica dell’ impresa e che ne accompagna lo sviluppo”. A dirlo, nel corso del suo intervento all’assemblea nazionale di Confcooperative, il vicepresidente vicario, Carlo Mitra. “Non era mai accaduto – osserva – che l’intero sistema delle imprese vivesse una difficoltà di accesso al credito. Per di più, si tratta di un sistema imprenditoriale largamente avvezzo a dipendere dall’ indebitamento”.

“La riduzione del credito – sottolinea – dipende sia da restrizione dell’ offerta e sia da riduzione della domanda. Anche in altri campi, come sul mercato del lavoro, la condizione di non ricerca può essere effetto di scoraggiamento. Una risposta strategica, al di là della crisi, è il rafforzamento patrimoniale delle imprese. Imprese meglio capitalizzate hanno meno bisogno di credito e hanno più merito di credito”.

“Occorre quindi dare impulso – auspica – anche alle imprese che oggi non riescono a fare utili da reinvestire. Occorrono iniziative che creino opportunità anche per le imprese più piccole. Nel rapporto con le banche dobbiamo puntare sulla collaborazione”.

Mitra ricorda infine che “alle imprese continuano a mancare circa 100 miliardi di liquidità per i ritardati pagamenti delle pubbliche amministrazioni; ci sono poi ritardi nei rimborsi Iva; le iniziative per rimediare procedono con lentezza. Non ci sono parole che bastino – ammette – per stigmatizzare l’insostenibilità morale ed economica di questa situazione. Sollecitiamo iniziative consistenti per smobilizzare lo stock dei crediti arretrati e l’attuazione della direttiva europea per evitare che il fenomeno persista”.

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