Le imprese contro i contributi dell’Inran

Campo_di_granoDopo la fusione dell’Istituto per le conserve alimentari con l’Inran non si registrano risparmi o sinergie

 

ROMA – Mentre Enrico Bondi si appresta a disboscare la foresta degli enti inutili e delle spese improduttive, l’elenco dei rami secchi nell’amministrazione pubblica non arretra di un passo. E’ dal 2010, per esempio, che il legislatore ha disposto la soppressione, tra gli altri, dell’Istituto nazionale per le conserve alimentari, trasferendone i relativi compiti, personale e risorse finanziare, all’Istituto nazionale ricerca alimenti e nutrizione (Inran).

Il decreto attuativo è del febbraio dell’anno scorso e non prevedeva l’attribuzione della potestà di imposizione contributiva in favore dell’Inran. Ciò nonostante l’ente ha richiesto alle aziende contributi per 1,2 milioni di euro, pari al limite massimo consentito. Le imprese produttrici hanno contestato la legittimità della richiesta e in subordine la riduzione dei contributi.

Sebbene sia trascorso quasi un anno dal trasferimento dei compiti e delle funzioni dall’Istituto nazionale per le conserve alimentari all’Inran, risulta che il Consiglio di amministrazione di quest’ultimo ente non abbia proceduto alla necessaria razionalizzazione dei costi conseguente alla fusione degli enti. Si sarebbe dovuto cioè ridurre il numero delle sedi e dei relativi costi, eliminare dai contribuiti i costi del disciolto Consiglio di amministrazione dell’Istituto per le conserve alimentari, valorizzare le sinergie derivante dalla soppressione degli enti.

Le imprese invece hanno visto mantenuta inalterata la pressione contributiva per cui in 150 hanno fatto ricorso al Consiglio di amministrazione dell’Inran, chiedendo l’annullamento della richiesta di contributi. Al rigetto della domanda, le stesse aziende hanno proposto ricorso gerarchico al Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, di cui si attende la pronuncia.

Comunque i ricorsi hanno messo in luce la mancanza di qualsiasi valutazione dei reali costi delle
funzioni dell’ex Istituto per le conserve alimentari da parte del Consiglio di amministrazione dell’Inran, e l’anomalia di una richiesta di contributi prima ancora che il consiglio di amministrazione avesse ratificato la ripartizione tra le imprese dei contributi stessi.

Nel recente incontro con le organizzazioni sindacali di categoria, il presidente e il direttore dell’Inran hanno riferito che, rispetto al bilancio 2012, vi è un’insufficiente contribuzione ordinaria da parte ministeriale, a fronte di spese consistenti di funzionamento dell’Istituto e che, pertanto, al fine di approvare il bilancio, i revisori hanno chiesto «garanzie» di ulteriori entrate e un piano di contenimento della spesa. I conti infatti evidenziano circa 7 milioni di euro di esposizione finanziaria, il che non garantisce copertura all’Inran nemmeno per gli stipendi fino a fine anno.

A fronte di questa situazione, la senatrice del Pd, Leana Pignedoli, ha chiesto al ministro per le Politiche agricole di conoscere le sue valutazioni in merito, come intenda rispondere ai ricorsi proposti dalle aziende contro le richieste di contributi e che cosa intenda fare per risolvere la grave situazione economica dell’Inran, anche alla luce delle proposte di razionalizzazione del sistema degli enti vigilati dal Ministero, già depositate in Parlamento.

Potrebbero interessarti anche