16:14 | Buco da 220 mln dei supermercati Billa. Arrestati 3 imprenditori, 700 lavoratori a casa

Nelle prime ore di questa mattina, la Guardia di Finanza ha eseguito tre ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal G.I.P. per reati che spaziano dalla bancarotta fraudolenta al riciclaggio.

In manette sono finiti R. P., 58 anni, imprenditore nel settore della grande distribuzione alimentare, già condannato per vicende di bancarotta fraudolenta, L. M.C., 46 anni, avvocato, e M. L., 52 anni, imprenditore nel settore dell’elettronica.
Nei confronti dei tre, ora in carcere a San Vittore, è stato anche disposto il sequestro di conti correnti, cassette di sicurezza, quote societarie, autoveicoli, immobili, fabbricati, opere d’arte e preziosi, provento dell’illecita attività, per svariati milioni di euro.

L’ordinanza rappresenta l’epilogo di un’indagine che ha consentito l’analitica ricostruzione delle distrazioni patrimoniali di un crac stimato in oltre 220 milioni di euro.

A partire dal 2006 il gruppo indagato, attraverso la creazione di numerose società intestate a prestanome, tutti consapevoli di prestarsi ad attività illecite, ha creato un impero nel settore della grande distribuzione alimentare attraverso l’apertura – sull’intero territorio nazionale – di diverse decine di supermercati ad insegna Billa (ex Standa).

Attraverso fittizie esposizioni in bilancio e numerose operazioni commerciali, la rete di società così costituite, tutte riconducibili alla holding capogruppo MQM, ha potuto beneficiare di ingentissimi finanziamenti presso i più importanti intermediari finanziari. Soltanto a livello bancario, il buco finanziario che si è andato consolidando negli anni, è stato valutato intorno ai 130 milioni di euro.

Tuttavia, parallelamente all’avvio delle numerose iniziative commerciali, i tre arrestati hanno svuotato le “casse” delle società a loro beneficio, causando nel 2010 il fallimento delle società del “Gruppo” pur non avendo mai formalmente rivestito alcuna carica all’interno delle stesse, limitandosi a risultare solo quali occasionali consulenti.

Sul lastrico sono così finiti gli oltre 700 lavoratori che, nel frattempo, erano stati assunti a vario titolo nelle società dell’importante gruppo alimentare e grave nocumento economico hanno subito i numerosi fornitori delle merci non pagate.
Così facendo il gruppo si è assicurato una considerevole disponibilità di contante che le indagini, ancora in corso, hanno consentito di rintracciare anche su conti correnti esteri riconducibili sempre agli arrestati.

Le indagini hanno poi documentato come gli arrestati abbiano utilizzato le ingenti risorse finanziarie per acquistare yacht, auto di lusso, quali Bentley e Porsche, quadri ed opere d’arte di ingente valore, e per spese milionarie all’interno di case da gioco italiane ed estere, in particolare Montecarlo, Lugano e Las Vegas.

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