La relazione appassionata di Aurelio Regina

Aurelio_Regina_sliderAll’Assemblea di Unindustria, il presidente si commiata dai suoi per assumere la vice presidenza di Confindustria

 

ROMA – Atmosfera delle grandi occasioni stamattina al Gran Teatro di Saxa Rubra per l’Assemblea generale dell’Unione degli industriali di Roma, Frosinone, Rieti e Viterbo. Di fronte ad una platea di 2000 operatori e al gotha dell’economia italiana e delle istituzioni politiche locali e nazionali, Aurelio Regina, che va ad assumere la vice presidenza della Confindustria, si è accomiatato dai suoi amici e collaboratori con cui ha guidato per quattro anni prima la Uir e poi Unindustria. C’è stata anche qualche lacrimuccia quando ha ringraziato “tutti voi per il sostegno che mi avete offerto, per la fiducia e i consigli che mi hanno permesso di vivere un’esperienza personale e professionale unica”.

Ad introdurre la relazione del quasi past president erano stati Zingaretti e Alemanno che nei rispettivi saluti (minirelazioni) hanno insistito l’uno sulla “solitudine” come malattia acuta della crisi, la cui cura non può che essere la gestione di sistemi urbani complessi e integrati, e l’altro sulle grandi “zavorre” che frenano lo sviluppo a livello nazionale (mancata correlazione tra imposte da pagare e crediti da esigere dalla PA, patto di stabilità, spesa pubblica) e locale, Fiumicino2, discarica, oltre naturalmente alla nota dolente dell’Acea).

Nella sua relazione di commiato il presidente di Unindustria è partito dall’Europa che naviga con aggiustamenti continui di rotta, senza una direzione chiara e condivisa. Finora è risultata dominante la posizione tedesca che dice: poiché il surplus è sinonimo di virtù e il deficit equivale a vizio, l’onere dell’aggiustamento spetta solo a chi è in deficit”. I popoli chiamati alle urne domenica scorsa in Francia, in Grecia (e in Italia, aggiungiamo noi) hanno espresso tutto il loro malessere verso questa impostazione. L’anima dell’Europa deve tornare ad essere quella del Rapporto Delors”.

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Nell’analisi della crisi, Regina ha messo al primo posto la restrizione del credito alle imprese che, ha detto con grande amarezza, sta diventando “una questione di vita o di morte per le imprese”. Il credit crunch, unito ai ritardati pagamenti, sta stritolando il tessuto produttivo, già gravato da altri due “macigni” come la pressione fiscale e la spesa pubblica.

Sul primo punto, Regina ha insistito che la sacrosanta lotta all’evasione “deve tradursi nella restituzione ai cittadini e alle imprese di una parte dei successi anti evasione”. Sulla spesa pubblica, invece, si è chiesto con forza “perche non è possibile tagliarla? Perché le aziende possono tagliare i costi del 10 e del 20%? Perché i lavoratori privati pagano gli effetti della crisi mentre i lavoratori pubblici sono soltanto sfiorati?”. Secondo il presidente di Unindustria, dovrebbero completare il panel degli strumenti di supporto alla crescita la realizzazione integrale dell’Agenda digitale, un piano energetico nazionale e una rinnovata capacità di assorbimento dei fondi europei.

Nell’analisi ravvicinata dei problemi del Lazio, Regina è partito dalla decisione del governo Monti di non proseguire l’iter della candidatura di Roma ai Giochi Olimpici del 2020. Quel no ha scaricato sulle imprese tutto l’onere della dotazione infrastrutturale del territorio che costituisce un cahier lunghissimo. Si va da Fiumicino2 all’aeroporto di Viterbo, dal piano regolatore del porto di Civitavecchia alle reti metropolitane, dal corridoio tirrenico alla via Pontina, dalla Pedemontana dei Castelli alla Orte-Civitavecchia.

Nel chiudere il suo intervento, il presidente di Unindustria non si è nascosto che ci attende una lunga maratona di cambiamento per la quale servono perseveranza e resistenza, non solo velocità. “In Europa e nel mondo si guarda soprattutto agli scenari del 2050. Da noi si guarda ai risultati delle elezioni amministrative. E’ lo spread tra 2050 e 2012 a spiegare perché la crisi italiana è lungi dall’essere conclusa”.

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