Al via il grande girotondo delle nomine

Giro_nomine_sliderLa sostituzione di Massolo al Mae. Le incognite sulle decisioni di Catricalà. Le principali Authorities e la Rai

 

ROMA – Gli ermeneuti sono già al lavoro per interpretare il significato più profondo delle ultime nomine del governo Monti ai piani alti dell’amministrazione pubblica. Si parla ovviamente in primo luogo della fresca nomina di Gianni De Gennaro a Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega ai servizi segreti. Il fatto che quella delega, contrariamente alla prassi, se la sia tenuta stretta Monti per sei mesi per poi assegnarla non al Sottosegretario in carica, Antonio Catricalà, la dice lunga sui rapporti tra i due uomini. Le voci che parlavano di un raffreddamento intervenuto nelle ultime settimane tra il premier e il suo braccio destro per definizione potrebbero dunque aver avuto una palese conferma.

Ma il problema non è tanto questo (anche se l’assegnazione di responsabilità a quei livelli rappresenta sempre e comunque una scelta politica), quanto capire qual è la strategia del Presidente del Consiglio in materia di nomine agli alti vertici dello Stato. La sua inclinazione a privilegiare in assoluto il palmares accademico (e della Bocconi in particolare) sull’esperienza e la competenza amministrativa è ormai assodata.

Quello che invece ancora non si è capito è se tale attitudine sia solo il frutto di un orgoglio di casta o non invece di un disegno premeditato di occupazione del potere. A questa seconda ipotesi farebbero pensare, per esempio, i rumors che nei giorni scorsi davano in ascesa a Palazzo Chigi il giovane Federico Silvio Toniato, 36enne funzionario del Senato, già “miracolato” da Monti con la nomina a vice segretario generale della Presidenza.

Se veramente si pensasse ad una figura come la sua per la poltrona strategica oggi occupata da Catricalà allora sì che ci sarebbe da preoccuparsi. Il fatto di sostituire un grand commis dello Stato nell’amministrazione della cosa pubblica con un giovanotto di belle speranze ma di nessuna esperienza potrebbe rappresentare il paradigma di una deriva avventuristica, o peggio di una fiera di dilettanti allo sbaraglio.

Monti potrebbe commettere lo stesso errore che fece Berlusconi nel ’94 quando per la prima volta andò al potere con intenzioni bellicose e velleità di “ghe pensi mi”. Disarcionato dopo otto mesi, il cavaliere dovette ammettere che “non mi hanno nemmeno fatto entrare nella stanza dei bottoni”.

Le vestali di quella stanza sono rappresentate da un gruppo di alti civil servant nati nelle migliori scuole italiane, cresciuti nelle istituzioni, di grande ingegno giuridico e soprattutto conoscitori approfonditi della macchina dello Stato. Non è che siano meglio o peggio dei professori universitari. Fanno due mestieri diversi e considerarli disinvoltamente intercambiabili potrebbe essere un grave errore, in una stagione peraltro segnata da un tourbillon di nomine all’orizzonte.

Tanto per cominciare, se veramente Catricalà dovesse prima o poi lasciare Palazzo Chigi, la sua prima destinazione poteva essere la presidenza dell’Authority per le garanzie nelle comunicazioni. Ma lui stesso si è affrettato a smentire l’ipotesi: “Non andrò a presiedere l’autorità delle comunicazioni. Ne sari onorato ma mi sentirei un disertore”.

Per la sostituzione di Corrado Calabrò in verità corrono in tanti: c’è il segretario generale della stessa Agcom Roberto Viola, o il giurista Vincenzo Zeno Zencovich, o anche Fabio Colasanti in arrivo da Bruxelles. Sempre che invece dal cilindro di Monti non esca il nome a sorpresa di Stefano Quintarelli, uno dei pionieri nell’introduzione commerciale di internet in Italia e da dieci anni direttore dell’area digital del Gruppo 24 Ore.

Contestualmente alla nomina di De Gennaro, come si sa, il suo posto al coordinamento dei servizi è stato preso da Gianpiero Massolo che ha lasciato la segreteria generale della Farnesina. Secondo la logica della sliding door, per la sua sostituzione circola già qualche nome: il favorito sarebbe Michele Valensise, ambasciatore a Berlino, ma corrono anche Antonio Zanardi Landi, ambasciatore a Mosca, e Francesco Maria Greco, ambasciatore presso la Santa Sede.

C’è poi da creare l’Autorità per i trasporti di cui si parla da 15 anni. Il decreto Monti sulle liberalizzazioni, dopo un po’ di confusione, aveva stabilito che entro il 30 aprile sarebbe stata decisa la sede del nuovo organismo (oltre a Roma, si parla di Torino o Bologna) ed entro maggio la nomina del nuovo presidente. Non si registra finora né l’una né l’altra decisione, anche se la scelta del ministro Passera sembra essere caduta su Barbara Marinali, direttore generale per le infrastrutture stradali del ministero delle Infrastrutture e Trasporti. Invece all’Agenzia per le strade e le autostrade la candidatura più gettonata resta quella di Pasquale De Lise.

Ma sul tavolo di Monti ci sono altre “patate bollenti”, a cominciare dalla più bollente di tutte, cioè i vertici della Rai, da qualche giorno già in prorogatio. E’ superfluo dar conto delle innumerevoli voci in circolazione, che hanno tutta l’aria o di autocandidature o di ballon d’essai (i vari Giulio Anselmi, Enrico Bondi, Lorenza Lei, Claudio Cappon, ecc.) privi per ora di serio fondamento.

A breve ci saranno poi da sostituire Giovanni Pizzetti all’Autorità per la privacy (ci aspira il segretario generale Giovanni Buttarelli) e Giancarlo Giannini alla guida dell’Isvap, che qualcuno vorrebbe affidare alla Banca d’Italia.

Come si vede, un bel groviglio di responsabilità sulle quali incombe il pericolo di colpi di mano o di scelte illuministiche. Ci si augura che il richiamo costante (e anche un po’ retorico) al merito e alla competenza non resti, come sempre, lettera morta.

Potrebbero interessarti anche