Consob, la “dittatura dello spread” è un vulnus alla democrazia

Vegas_sliderLa relazione di Giuseppe Vegas nell’incontro con la comunità finanziaria. Ingovernabilità degli strumenti finanziari

 

ROMA – E’ la più forte e chiara denuncia delle anomalie del mercato finanziario che si sia mai sentita in Italia dall’inizio della crisi, almeno da parte di un’autorità di controllo. Viene dal presidente della Consob, Giuseppe Vegas, che stamattina ha incontrato a Milano la comunità finanziaria e le massime autorità dello Stato. Alla presenza del Presidente della Repubblica, c’erano, tra gli altri, il Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, il presidente del Monte dei Paschi di Siena Alessandro Profumo; il presidente dell’Abi Giuseppe Mussari, il presidente dell’Eni, Giuseppe Recchi; l’ad di Fiat Sergio Marchionne, l’ ex ministro dell’ Economia Giulio Tremonti, il presidente delle Generali Gabriele Galateri, il presidente di Pirelli Marco Tronchetti Provera. Insomma ad ascoltare Vegas c’era tutto il gotha dell’industria e dell’establishment finanziario del Paese.

E le parole del presidente dell’Autorità di controllo sulle Borse e le società sono risuonate alte: “In molti Paesi europei va crescendo l’insofferenza nei confronti della ‘dittatura dello spread’, vista come ostacolo alle aspirazioni dei popoli, e affidare il nostro futuro a un numero costituisce anche un modo di abdicare ai nostri doveri che ci derivano da un fondamentale diritto: quello di partecipare democraticamente all’assunzione delle decisioni che ci riguardano”. Era da tempo che non si sentiva parlare della mano invisibile del mercato che, anziché assolvere ad una funzione di regolazione spontanea degli scambi, finisce con l’attribuire “ogni potere decisionale a chi detiene il potere economico, nei fatti vanificando il principio del suffragio universale”.

In questa visione rovesciata della funzione finanziaria, anche l’innovazione tecnologica ha contribuito ad amplificare gli effetti distorsivi con strumenti come i derivati o le piattaforme di high frequency trading, su cui il presidente della Consob si è soffermato a lungo. Tra i primi cita i credit default swaps che dovrebbero assicurare sul rischio fallimento, mentre le nuove tecniche di contrattazione, utilizzando algoritmi matematici e connessioni ad alta velocità, consentono di inserire, eseguire e cancellare ordini nell’arco di millisecondi sfruttando variazioni marginali dei prezzi. Così facendo però emergono nuove fonti di rischio, non sempre governabili dalle autorità di vigilanza.

Su questo aspetto cruciale del controllo e della governabilità di fenomeni così complessi si è svolta la parte più interessante del rapporto di Vegas. In sostanza, in un mercato oramai pienamente globalizzato, risulta oggettivamente difficile regolamentare questi strumenti. Ciascuna autorità nazionale ha fatto quel che poteva (e nella maggior parte dei casi lo ha fatto egregiamente) ma il più delle volte il suo intervento si è rivelato vano. I singoli paesi non hanno la strumentazione tecnica e giuridica per competere con “la mobilità dei capitali che, spostandosi liberamente e velocemente, consentono di trasferire le transazioni verso giurisdizioni più permissive». In queste condizioni – ha sottolineato Vegas – se si vogliono affrontare le sfide del mercato globale con ragionevole possibilità di successo “occorre disporre quanto meno di una regolamentazione finanziaria armonizzata”.

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