Napolitano e Monti, conto alla rovescia sulle riforme

napolitano-monti-SLIDERIl governo vorrebbe accelerare sulle due principali riforme: elettorale e costituzionale. Ma i partiti frenano

 

ROMA – Mario Monti è tornato anche ieri, intervenendo a Rondine in provincia di Arezzo, a parlare dei partiti che lo sostengono: ”Faccio stare a tavola, qualche volta anche in senso letterale, forze politiche contrapposte, perché è il luogo in cui si sta con il nemico per rovesciare l’inimicizia”. Il presidente del Consiglio ha colto l’occasione per sottolineare il senso di responsabilità delle forze di maggioranza spiegando che ”oggi lavorano unite per il bene del paese dopo essersi aspramente combattute”.

Il rinnovato ottimismo di Monti segue l’incontro che ha avuto sabato al Quirinale con il presidente Giorgio Napolitano. Il capo dello Stato ha sollecitato il presidente del Consiglio affinché l’esecutivo si occupi anche della riforma elettorale e di quella costituzionale (una proposta bipartisan sulla riduzione dei parlamentari e su altri temi è stata depositata al Senato). All’incontro erano presenti anche Antonio Catricalà, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, e Filippo Patroni Griffi, ministro per la Pubblica amministrazione, titolare della delega alle riforme e incaricato dall’esecutivo di seguire in commissione Affari costituzionali al Senato l’iter del testo unificato di riforma costituzionale.

Dove non riescono i partiti da soli, ci prova dunque ancora una volta il capo dello Stato a sospingerli nella direzione di una azione comune, convinto che riforma delle istituzioni e della politica sia la risposta più efficace al vento dell’antipolitica che rischia di provocare la crisi della democrazia.

L’opinione di Napolitano è che la disaffezione verso la politica sia così grave (ultimo sintomo le elezioni amministrative con il meno 7% di partecipazione al voto) che spetti al governo pungolare i partiti sulla riforma costituzionale e su quella elettorale, superando le dichiarazioni di Monti che in passato aveva più volte precisato che quelle riforme erano competenza dei partiti e non dell’esecutivo.

La sollecitazione di Napolitano avviene in una fase in cui i partiti sembrano aver frenato su entrambe le riforme. Soprattutto sulla riforma elettorale le posizioni sono tornate distanti. Se si facesse un referendum su questo problema alla Camera e al Senato, rischierebbe di vincere la posizione di chi pensa che le prossime elezioni politiche si terranno ancora una volta con il vituperato ”porcellum”.

Il sostanziale ritorno al proporzionale sul modello elettorale della Germania proposto nella bozza di riforma consegnata a Pdl, Pd e Terzo polo a cui hanno lavorato Gaetano Quagliariello (Pdl) e Luciano Violante (Pd) incontra infatti obiezioni in molti settori dei due maggiori partiti che imputano a quell’ impostazione di perdere per strada la possibilità per l’ elettore di indicare premier e coalizione che preferisce per il governo del paese.

Nel Pdl, pochi giorni fa, alcuni deputati – primi firmatari Giorgio Meloni e Guido Crosetto – hanno presentato una proposta di legge di riforma delle norme elettorali. Nel Pd è stato per primo Arturo Parisi a dire no al ritorno al proporzionale. E nell’area del centrosinistra si è levata pure la voce critica di Romano Prodi verso la bozza Quagliariello-Violante.

Il presidente della Repubblica nel colloquio con Monti non è ovviamente entrato nel merito dei contenuti della riforma costituzionale e di quella elettorale, si è limitato a spronare il governo (quella ”moral suasion” diventata metodo delle sue esternazioni) a vigilare sulla tempistica dei due provvedimenti. Napolitano ha del resto ribadito in più occasioni di auspicare una riforma della legge elettorale in modo che le elezioni del 2013 possano svolgersi con nuove norme.

Nell’incontro con Monti, il presidente ha chiesto inoltre di conoscere il calendario della commissione Affari costituzionali del Senato che deve affrontare in prima battuta il confronto sulla riforma costituzionale e le proposte in campo sulla riforma elettorale. Se si accelerasse l’iter della riforma costituzionale – è la convinzione di Napolitano -quella elettorale sarebbe a quel punto inevitabile.

Insistere sull’iter delle due riforme auspicando il conto alla rovescia, è una indicazione chiara ai partiti che sorreggono il governo Monti: niente incidenti di percorso su qualche provvedimento parlamentare – per esempio, sulla riforma del lavoro al Senato – per andare alle elezioni a ottobre, occorre invece usare al meglio ciò che resta della legislatura da qui alla primavera del 2013.

I partiti, impegnati nella campagna elettorale per i ballottaggi dei sindaci da eleggere che si terranno domenica prossima, non hanno reagito alla sollecitazione di Napolitano. Servirebbe forse un vertice presieduto da Monti tra Pdl, Pd e Terzo polo con a tema riforma costituzionale e riforma elettorale. Ma non è detto che sia lo stesso Napolitano a convocare al Quirinale i leader dei partiti.

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