Serie A, da Nesta a Del Piero, tutti i grandi che lasciano

Di_Vaio_MarcoStorie, aneddoti ed emozioni dei campioni che lasciano. Da Inzaghi, a Gattuso, Seedorf, Zambrotta, Di Vaio

 

ROMA – Come ogni settimana, come ogni giorno in cui ci si avvicina alla ‘maledetta domenica’, ci si immette anima e corpo nell’atmosfera che avvolge ogni tifoso. Quel respiro, quei gol, quelle emozioni, la sera piena di gol, chiacchiere e replay e il lunedì delle analisi da matematici del calcio fatte seduti al tavolo di un bar.

Ogni domenica ha un significato diverso, ogni partita ha la sua storia, spesso qualche motivo per cui verrà ricordata e, quasi sempre, interpreti che nella memoria di tutti hanno riservato un angolo particolare, qualunque sia la bandiera con cui ci si identifica. La domenica appena vissuto, è stata diversa. Di Vaio, Inzaghi, Nesta, Gattuso, Seedorf, Zambrotta e Alessandro Del Piero, non sono nomi qualsiasi. Sono personaggi che sono parte indelebile della nostra storia calcistica, sono coloro che per anni e anni hanno contribuito a rendere quell’atmosfera della domenica ancora più magica.

Marco Di Vaio: Colui che, in questi anni, a Bologna, è stato l’uomo della provvidenza, l’uomo della salvezza, con i suoi gol a raffica. Dopo aver iniziato nella Roma biancoceleste al fianco di un certo Alessandro Nesta, ovunque ha deliziato tifosi con colpi di classe e marcature d’autore. Uno degli attaccanti più prolifici e decisivi che la nostra Serie A abbia ammirato negli ultimi anni. Andrà a giocare oltreoceano, a Montreal, dopo 142 gol in Serie A e dove potrà concludere la propria carriera libero dalle pressioni. Il nostro campionato gli ha tributato oggi gli onori e il saluto dovuti.

La leggenda del gol: Pippo Inzaghi oggi con il Milan ha toccato quota 300 presenze. Dopo tante frizioni e solo qualche minuto di ‘gloria’, Allegri, forse preso dai sensi di colpa e, a fine anno, da un pizzico di riconoscenza, gli ha concesso di abbracciare per l’ultima volta quei tifosi che l’hanno idolatrato per anni, che per tanto tempo hanno esultato ai suoi gol da leggenda e si sono identificati con lui. Dopo il sogno di essere stato per qualche tempo il più grande cannoniere della storia delle coppe europee, in una entusiasmante lotta con Raul, 40 gol in Champions in 72 presenze, 72 gol in Serie A in 201 partite, tutte con la maglia rossonera, Inzaghi ha detto basta e ha posto fine al suo regno milanista e ha deciso di salutare il ‘Diavolo’. Troppa la voglia di sentirsi ancora protagonista, di insaccare ancora e ancora le reti avversarie, di provare l’ebbrezza di sapere che non è ancora finita. La lettera d’amore di ieri verso tutto il popolo milanista ha dato inizio alla commozione, il saluto di ‘San Siro’ di oggi ha fatto il resto.

Nesta, Gattuso, Zambrotta e Seedorf: Sandrino Nesta è un uomo intelligente. Ha capito che, pur essendo stato un pilastro della difesa del Milan e uno dei centrali difensivi più forti della storia del calcio italiano, non era più tempo per lui. Meglio lasciar spazio al nuovo che avanza, magari ad Ogbonna, magari a qualcun altro, e cercare gloria altrove, dove le sue gesta passate gli consentono di continuare ad essere amato e dove poter concludere la sua splendida carriera senza le pressioni psico-fisiche che ormai questo calcio costringe a sopportare. Dopo essere stata una bandiera del suo primo amore, la Lazio, Nesta ha chiuso con 325 presenze milaniste.

Rino è uno che nel Milan lascia l’anima, il cuore, il sudore infinito versato per 13 anni e successi immensi. Per 467 volte è stato il volto della fame, della cattiveria agonistica, della generosità, del coraggio. I tifosi del Milan queste cose non le dimenticano. Il suo, come ha dichiarato egli stesso, è un arrivederci, non un addio. Ciò che lo lega alla società rossonera è un filo d’amore che probabilmente non si spezzerà mai. Troppe le vittorie, troppe le vicende vissute assieme, troppo dato e ricevuto per poter solo sognare di lasciarsi, qualunque sia il cammino. Si fermerà per un anno Gattuso, poi chissà.

Lui, il terzino che nella Juventus e nel Milan ha scritto pagine incredibili di storia. Lui, che su quelle fasce andava avanti e indietro senza soluzione di continuità, senza mai fermarsi, lui che non ha mai smesso di essere, nel suo ruolo, uno dei più forti. Gianluca Zambrotta è uno che non ha mai mollato, non si è mai tirato indietro, uno che spesso è stato preferito a ragazzi di anni più giovani di lui non avendo mai tradito. Ha lasciato in lacrime, dopo 297 presenza nella Juventus e 106 nel Milan, sempre al massimo, sempre da grande, sempre nel cuore dei propri tifosi.

Il rapporto di Clarence Seedorf con i sostenitori rossoneri è sempre stato d’amore ed odio. Ma ciò che ha dato l’olandese alla causa milanista è stato talmente prezioso che, come sempre, alla fine a trionfare saranno i ricordi colmi di lacrime commosse. Lui, il giocatore capace di vincere ovunque e con chiunque, la classe, la potenza, l’estro e la e l’abnegazione. Lui, 431 volte vestito da ‘Diavolo’ e trascinatore. Anche lui ha detto basta, con emozione, come in una famiglia.

Del Piero, la storia: Ogni parola d’elogio presa in prestito dal vocabolario per descrivere Del Piero potrebbe risultare riduttiva. Dire che il capitano, la leggenda bianconera, è un simbolo è un eufemismo spicciolo. Lui è la storia, lui è la Juventus, lui è parte la storia del nostro calcio, insieme ai più grandi. Parlare di Del Piero significa elogiare l’ultimo baluardo di quei numeri 10 dalla classe pura e cristallina, i fantasisti che sapevano al contempo giocare per la platea e per la squadra, che infiammavano il cuore di tifosi di tutte le fedi.

Parlare di Del Piero significa inchinarsi di fronte alla parte bella del calcio, all’educazione, all’esempio come il pallone possa essere un bellissimo sport e non motivo di scontri, di arroganza, di continue e superflue polemiche. Lui è il capitano della trasparenza, il capitano di un gioco che, probabilmente, non esiste più. 703 volte con la stessa maglia, portata con fierezza, onore e spensieratezza, 289 gol realizzati. Ogni record bianconero è suo, ogni primato avrà il suo nome scolpito. Lo ‘Juventus Stadium’ gli ha reso omaggio, inchinandosi a colui che ha regalato sogni per vent’anni, che ha superato tutte le leggende, che ha superato la sua stessa storia.

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