12:24 | Edilizia, in tre anni oltre 7.500 imprese fallite. Azioni legali contro i ritardi dello Stato

Complessivamente in tre anni i fallimenti nel settore delle costruzioni sono stati 7.552 su un totale di circa 33.000 in tutti i settori economici. A lanciare l’allarme è l’Ance, l’Associazione Nazionale Costruttori Edili, in occasione del Dday delle costruzioni, spiegando che circa il 23% dei fallimenti avvenuti in Italia riguardano imprese di costruzioni.

La tendenza si conferma anche nel primo trimestre del 2012 con un ulteriore aumento delle procedure fallimentari nel settore. Sono aumentate, infatti, dell’8,4% rispetto al primo trimestre del 2011.

A livello territoriale, la crescita dei fallimenti nel periodo 2009-2011 ha interessato tutte le aree geografiche ma con livelli di intensità diversi. L’area più colpita è quella del Sud e delle isole: tra il 2009 e il 2011 ha infatti subito un aumento del 40% del numero di imprese di costruzioni entrate in procedura fallimentare. Segue l’area del centro con un aumento del 27,3%, il Nord-Est con +20,8% ed infine il Nord-Ovest con +16,4%.

A livello regionale si registra un aumento dei fallimenti superiori al 40% in Liguria, Emilia Romagna, Lazio, Campania, Sicilia e Sardegna.

La filiera delle costruzioni è pronta ad azioni legali contro lo Stato per i ritardi dei pagamenti dovuti dalla Pubblica Amministrazione. Ad annunciarlo è il presidente dell’Ance, Paolo Buzzetti. Le imprese di costruzioni aspettano, in media, otto mesi per ricevere i pagamenti dovuti dalla P.A, con punte che superano i due anni. “Non vogliamo pagamenti con baratti, Bot, Cct, e garanzie varie. Vogliamo essere pagati in denaro, vogliamo liquidità”, ha detto Buzzetti.

Il mondo dell’edilizia, intanto, si è messo già in moto ed è partita la raccolta dei crediti. Sono arrivate, infatti, una valanga di segnalazioni da tutto il territorio: in pochi giorni si è già raggiunto un miliardo di euro e si stima che si arriverà almeno a 9 miliardi, 19 miliardi di crediti se si considera tutta la filiera.

Per l’Ance il patto di stabilità è la principale causa dei ritardi. Agli enti locali è vietato spendere le risorse che hanno in casso e nel triennio 2012-2014 questo meccanismo provocherà un blocco di investimenti pari a 32 miliardi di euro.

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