Casinò online, gli italiani scelgono i siti esteri

Slot-Machine-GratisUn “buco” da 350mln di euro l’anno per le casse dell’Erario. A luglio l’appello dei 10 concessionari New Slot

ROMA – Dodici miliardi di incasso lordo annuo, almeno 350 milioni di spesa reale, 70 milioni di mancato gettito erariale: è il buco nero rappresentato dal gioco degli italiani sui casinò esteri online, che danneggiano la filiera del gaming, riducono le entrate per lo Stato e spesso non garantiscono i giocatori.

Un fiume di denaro – addirittura il 75% del totale – che la legalizzazione dei casinò virtuali, offerti da quasi un anno da decine di concessionari autorizzati, non ha fermato perché al prodotto Aams manca ancora il piatto forte, vale a dire le slot machine, che costituiscono almeno il 70% degli incassi di una sala da gioco su Internet. Un business che in Italia è ancora ai box, in attesa del semaforo verde dei Monopoli di Stato: il lancio delle slot virtuali è stato posticipato in attesa dell’installazione completa delle videolotterie nelle sale giochi, di cui le slot online sono considerate pericolose concorrenti anche per motivi fiscali: la tassazione su Internet è allo 0,6% degli incassi, per le macchinette in bar e sale giochi oscilla tra il 4 e il 12%. Attualmente, sono già 38mila su 54mila le vlt collegate in 3500 sale e quindi si fa strada la possibilità che anche il nuovo prodotto online possa essere presto autorizzato dai Monopoli di Stato, cui spetta l’ultima parola.

I dati raccolti da Agipronews sono inequivocabili: sul mercato internazionale del gaming online, il giro d’affari online dei giochi da casinò è equivalente a quello del poker, sia cash che torneo. In Italia la spesa per il poker ammonta ogni mese a circa 40 milioni di euro, mentre quella per i casinò a 10-11 milioni: mancano quindi almeno 30 milioni mensili, che valgono (anche se solo in termini finanziari) un incasso lordo di circa un miliardo al mese.

Secondo indagini sul business estero dei siti “.com”, confermati da report confidenziali realizzati da piattaforme autorizzate in Italia, la spesa in giochi da casinò nei primi mesi del 2012 proviene per il 26% da siti autorizzati (con la concessione Aams e il suffisso .it) e per il 74% da prodotti “.com”, privi cioè del “bollino” di garanzia del Governo. Un dato che segna la momentanea sconfitta del mercato legale, non ancora competitivo con quello parallelo, e che viene aggravato dall’analisi di quanto è avvenuto nei mesi successivi alla regolamentazione dei casinò online, avvenuta a luglio 2011.

La mancanza del prodotto più appetibile ha impedito di fatto il recupero di quote di gaming illegale: i casinò games su siti “.it” sono stati praticati soprattutto da giocatori già titolari di un conto di gioco presso un concessionario Aams. I grandi operatori esteri hanno così sfruttato l’onda della pubblicità del mercato legale, avendo vita relativamente facile nel reclutare nuovi giocatori italiani. E mentre il gioco del poker sui siti illegali è virtualmente scomparso, per quanto concerne i casinò i giocatori continuano a rivolgersi ai siti in grado di offrire un palinsesto completo, con le slot virtuali.

Il Consiglio di Stato deciderà direttamente nel merito, il prossimo 10 luglio, una causa che mette in gioco 155 milioni di euro: è questa la cifra complessiva che i dieci concessionari delle New Slot, a cui viene restituito lo 0,5% della raccolta (31 miliardi nel 2011), potrebbero incassare a patto che mantengano i livelli di servizio fissati dai Monopoli di Stato.

Oggi la quarta sezione del Consiglio di Stato ha ascoltato in camera di consiglio l’appello presentato da Bplus, una delle società concessionarie: nel corso dell’udienza si è deciso di discutere direttamente nel merito, il prossimo 10 luglio.
Si tratta di somme che gli operatori hanno già versato, contenute nel 12,6% di prelievo complessivo stabilito per le slot machine.

Uno degli ultimi requisiti per poter avere la restituzione prevede l’inserimento di apparecchi Gps nelle centraline che collegano gli apparecchi da intrattenimento alla rete dei Monopoli, così da poterli localizzare. Secondo Bplus, i requisiti richiesti dai Monopoli di Stato sarebbero troppo onerosi, oltre che meno affidabili rispetto ad altri sistemi.

Il ricorso originario era stato respinto a gennaio da una sentenza del Tar Lazio: secondo i giudici amministrativi l’individuazione degli apparecchi New Slot tramite apparecchiature Gps da installare nelle centraline delle macchine, un’innovazione richiesta ai concessionari dai Monopoli di Stato in via sperimentale per meglio localizzare gli apparecchi, è una misura pienamente legittima, prevista dalla Legge di Stabilità 2011, e comunque più ‘leggera’ rispetto alle richieste iniziali.

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