Orlandi, esami sulle ossa trovate nella tomba di De Pedis

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In una cassetta accanto alla bara in Sant’Apollinare. Gli esami al medico legale dei casi Yara e Claps

 

ROMA – Da questa mattina polizia scientifica e archeologici forensi stanno analizzando diversi resti ossei nella Basilica di Sant’Apollinare a Roma, dove si trova anche la bara del boss Renatino De Pedis. All’interno di uno spazio aperto è stata montata una tenda da campo adibita ad una sorta di laboratorio con diverse precauzioni dove i tecnici e gli agenti stanno effettuando gli esami sulle ossa di dubbia datazione per eventuali esami del Dna. L’obiettivo, ora, è quello di stabilire se dagli esami effettuati sulle ossa contenute in alcune cassettine possa essere trovato il Dna appartenente ad Emanuela Orlandi.

Ieri nella cripta della Basilica era stato aperto il sarcofago che conteneva il corpo di Renatino De Pedis: lo hanno confermato le impronte. Ora per analizzare le altre ossa trovate nella cripta ci vorranno settimane. E il giallo sulla scomparsa di Emanuela Orlandi sembra non finire.

Trentadue anni dopo essere stato ucciso in una guerra tra malavitosi, la bara del boss della Banda della Magliana Enrico, ‘Renatino’, De Pedis è stata finalmente aperta. Di Emanuela Orlandi, la figlia di un dipendente del Vaticano scomparsa il 22 giugno 1983 all’età di 15 anni, nessuna traccia nel loculo. Ma gli altri resti ossei trovati saranno esaminati. Perché, come ha precisato il procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone, l’attività investigativa “é finalizzata alla ricerca dei resti di Emanuela Orlandi”.

“Quello di ieri è un passo importante, almeno per togliere ogni dubbio”, è stato il commento del fratello di Emanuela, Pietro Orlandi. “Era doveroso – ha continuato – fare un’ispezione nella basilica di Sant’Apollinare per mettere un punto a questa ipotesi. Non ho mai creduto che Emanuela potesse trovarsi nella basilica. Non lo credo tutt’ora. Se ci sono ossa più recenti, verranno analizzate, ma solo per togliere ogni dubbio.

“Non credo – ha aggiunto – che si trovi lì, anche se la basilica di Sant’Apollinare si trova vicino alla scuola, dov’è stata vista per l’ultima volta.

“Una cosa è certa – ha concluso Orlandi – c’è un filo che lega l’attentato al Papa, la morte di Calvi e la scomparsa di Emanuela. Non c’è stata mai la prova della morte di Emanuela, quindi è nostro dovere cercarla viva. In questi 29 anni sono state seguite piste mai approfondite, questa è la prima pista approfondita. Quindi, qualunque siano i risultati, sono comunque soddisfatto per il passo fatto”.

Un’iniziativa, quella di aprire la tomba, maturata al termine di un complesso iter giudiziario ed auspicata un pò da tutti,in particolare dal momento in cui, nel corso del programma “Chi l’ha visto”, nel settembre 2005, una telefonata anonima suggerì di “vedere cosa c’é nella tomba”. A questo si è aggiunta la testimonianza dell’ex compagna di “Renatino” De Pedis, Sabrina Minardi, la quale rivelò che a sequestrare Emanuela Orlandi fu proprio De Pedis.

Perfino il Vaticano, per anni poco collaborativo con la magistratura italiana, aveva dato il via libera. Una vicenda che ha mobilitato magistrati, dirigenti della squadra mobile, gli avvocati della famiglia De Pedis e gli esperti della scientifica incaricati di procedere agli accertamenti finalizzati allaricerca dei resti della ragazza. Un primo punto, tuttavia, è stato raggiunto: la salma custodita in una stanza della cripta della basilica di Sant’Apollinare è di De Pedis.

L’accertamento è stato eseguito sotto un tendone nel cortile dell’edificio che ospita la pontificia università Santa Croce, adiacente la basilica. Gli esperti che hanno esaminato il cadavere, ben conservato grazie ai tre strati che compongono il sarcofago. Vestito blù, camicia bianca ingiallita: questi gli abiti indossati da De Pedis.

I resti di De Pedis, per il momento, rimangono a Sant’Apollinare. Quando l’iter si concluderà – ha dichiarato l’avvocato Lorenzo Radogna, legale di Carla Di Giovanni, vedova del boss – il cadavere sarà tumulato nella cappella di famiglia al Verano o cremato. “La signora Di Giovanni – ha aggiunto – non ha ancora deciso”. Il Vaticano ha valutato “estremamente positiva l’iniziativa della magistratura” di ispezionare la tomba “affinché vengano compiuti tutti i passi possibili per lo svolgimento e la conclusione delle indagini”. Il direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, ha sottolineato che “per parte sua la magistratura può continuare a contare sulla piena collaborazione delle autorità ecclesiastiche”.

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