Che bella scoperta, l’Italia è in recessione

Recessione_sliderFallito in Grecia il nuovo governo, i mercati finanziari impazziscono. Il Pil italiano sceso del 0,8% in soli 3 mesi

 

ROMA – Risultati strannunciati quelli pubblicati stamattina dall’Istat: nel primo trimestre 2012 il prodotto interno lordo italiano è diminuito dello 0,8% rispetto al trimestre precedente e dell’1,3% rispetto al primo trimestre del 2011. Se qualcuno nutriva ancora dei dubbi, si metta pure l’animo in pace.

E’ di magra consolazione il fatto che anche in Europa l’economia ristagna, ma lì almeno non retrocede. Tanto nell’eurozona quanto nell’Unione a 27, nel primo trimestre 2012 l’indice del Pil si è fermato sullo 0. D’altronde il dato Eurostat è in linea con le previsioni economiche pubblicate dalla Commissione europea venerdì scorso che parlavano di leggera recessione nel primo trimestre 2012 e di “graduale ripresa nella seconda metà dell’anno”. Negli Stati Uniti invece nel primo trimestre 2012 il Pil è cresciuto dello 0,5% rispetto al trimestre precedente.

Il risultato italiano è il peggiore dal primo trimestre del 2009, quando il calo sui tre mesi precedenti era stato del 3,5%. La flessione dello 0,8% segue, infatti, lo -0,7% del quarto trimestre 2011 ed lo -0,2% del terzo trimestre 2011. Il risultato congiunturale, si legge ancora nella nota Istat, è la sintesi di un aumento del valore aggiunto dell’agricoltura e di una diminuzione del valore aggiunto dell’industria e dei servizi.

Anche l’Ocse lancia un nuovo allarme sulla disoccupazione giovanile. Nei Paesi industrializzati sono quasi 11 milioni i giovani tra 15 e 24 anni senza lavoro e il tasso di disoccupazione medio è al 17,1%, non lontano dal massimo del 18,3% segnato nel novembre 2009. Con il tasso record del 35,9% segnato a marzo, l’Italia è al quarto posto tra i 33 Paesi aderenti all’Ocse nella poco invidiabile classifica della disoccupazione giovanile ed è nella stessa, difficile posizione per i ‘Neet’, i giovani totalmente inattivi, cioè ‘né a scuola, né al lavoro’. La disoccupazione nella fascia d’età tra 15-16 e 24 anni da noi è aumentata durante la crisi di 16,5 punti percentuali rispetto al 19,4% del maggio 2007. Peggio dell’Italia fanno solo Grecia. Spagna e Portogallo.

E siccome piove sempre sul bagnato, ai dati negativi dell’Istat si è aggiunta la doccia fredda di Moody’s che ha tagliato il rating di 26 banche italiane, aggiungendo prospettive negative. Una decisione su cui pesa la ”recessione dell’Italia e l’austerity del governo che riduce la domanda di breve termine”. In seguito al downgrade, ”il rating delle banche italiane è fra i più bassi fra le economie avanzate europee”. Per Unicredit e Intesa Sanpaolo il taglio è stato di un gradino, da A2 ad A3.

La reazione dell’Associazione Bancaria Italiana non si è fatta attendere: “La decisione di Moody’s è irresponsabile, incomprensibile, ingiustificabile. Per abbassare il rating si tirano addirittura in ballo le misure di austerità varate dal Governo Monti che una volta le stesse agenzie invocavano allorché disegnavano l’outlook negativo delle imprese bancarie”. Condividendo appieno le critiche sollevate ieri dal Presidente della Consob, Giuseppe Vegas, l’Abi “reitera la richiesta alle Autorità europee e alla Banca centrale affinché tali giudizi non siano passivamente recepiti nella regolamentazione, nelle procedure e nei modelli di valutazione e venga finalmente varata una severa disciplina di controllo nei confronti di questi soggetti”.

In un quadro così fosco, l’annuncio che è fallito in Grecia l’ultimo tentativo di formare un nuovo governo di coalizione è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso del martedì nero di Piazza Affari. La Borsa infatti ha ampliato le perdite lasciando sul campo oltre il 2%, con i titoli bancari in caduta libera: Banco Popolare, Mps e Popolare Emilia segnano ribassi intorno al 5%, Unicredit cede il 3,2%, e Intesa Sanpaolo l’1,2%.

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