Serie A, il pagellone gli allenatori 2011-2012

Conte_ct_juventusTop e flop del campionato. Conte re d’Italia, Luis Enrique incompreso, spicca il volo Montella

 

ROMA – Ad Antonio Conte la palma di miglior allenatore del campionato di Serie A 2011/2012: non poteva essere altrimenti, visto lo scudetto vinto da imbattuto con la sua Juve. Conferma per Guidolin, piacevoli sorprese Colantuono e Montella. Sorprendono, in negativo, il progetto naufragato di Luis Enrique e l’isterismo finale di Delio Rossi. Questa la classifica degli allenatori 2011-2012, redatta da Calciomercato.it.

 

TOP 5

5) Donadoni (Parma) – Rimpiazza Colomba a gennaio, impiega un po’ di tempo per carburare ma quando parte non si ferma più: inventa Valdes regista di centrocampo, lascia Giovinco a briglie sciolte e riscopre anche la verve sotto porta di Floccari. Il Parma si salva presto e trova nel finale di stagione il momento per esprimersi al meglio, chiudendo con sette vittorie consecutive. VOTO 7

4) Colantuono (Atalanta) – Azzera subito l’handicap dei 6 punti di penalizzazione azzannando il campionato: i suoi corrono il doppio e davanti hanno un Denis in stato di grazia. Alla lunga il fiato comincia a mancare ma torna in tempo per la volata salvezza, vinta quasi per distacco. Senza penalità, la sua Atalanta sarebbe nona: se non è un miracolo. VOTO 7

3) Montella (Catania) – L’aeroplanino atterra sulla pista di Catania per spiccare subito il volo. Sorprende la facilità con cui riesce ad inculcare ai suoi un calcio semplice fatto di passaggi palla a terra, verticalizzazioni e sovrapposizioni sulla fascia. Con Lodi piazzato davanti alla difesa, i ‘riciclati’ Almiron e Legrottaglie, la sorpresa Marchese e gli argentini ‘terribili’ in attacco, riesce a far meglio di Zenga, Mihajlovic e Simeone, tre allenatori molto rimpianti sotto l’Etna. Fino al suo arrivo che ha portato il record di punti nella storia del Catania definitivamente pronto al decollo. Roma permettendo. VOTO 7

2) Guidolin (Udinese) – Giù il cappello di fronte ad un uomo capace di totalizzare 130 punti in due stagioni e bissare la qualificazione in Champions League. Senza Inler, Sanchez e Zapata, riesce a migliorare il quarto posto dell’anno scorso piazzandosi terzo solo dietro agli squadroni di Milan e Juve. Il tutto senza abbandonare il suo credo tattico, che funziona indipendentemente dagli interpreti, eccezzion fatta per Di Natale, al terzo anni di fila in doppia cifra. Ha rivelato di voler lasciare perchè stressato, ma sarebbe un peccato rinunciare alla ‘musichetta’ sfuggita un anno fa solo ai preliminari contro l’Arsenal. VOTO 7

1) Conte (Juventus) – Vince all’esordio in una ‘grande’, chiudendo il campionato imbattuto e con la miglior difesa. Abbandona ben presto l’utopia del 4-2-4 costruendo la squadra intorno a Pirlo. All’ex Milan, che con Vidal e Marchisio forma il centrocampo più forte d’Italia (e non solo), la licenza di inventare per una rosa di ‘operai’ affamati, proprio come il suo allenatore. Conte gestisce bene la tattica (alternando difesa a tre e a quattro) il gruppo (tutti a segno tranne i portieri) i singoli (Del Piero a fine avventura, non era facile), l’ambiente (caricato a ‘pallettoni’ sin dal suo arrivo) e le polemiche (gol di Muntari, terza stella). Sergente di ferro, lavoratore e motivatore straordinario, ha restituito alla Juve la mentalità vincente, vero marchio di fabbrica dei bianconeri. VOTO 8

 

FLOP 5

5) Allegri (Milan) – Per il risultato, un secondo posto dietro la Juve imbattuta, meriterebbe una citazione nei ‘Top 5’, ma aveva l’organico per riconfermarsi campione e non ci è riuscito, dilapidando un vantaggio sostanzioso sui rivali bianconeri con i due sciagurati stop casalinghi contro Fiorentina e Bologna, oltre al doppio derby perso con l’Inter. Gli infortuni non lo hanno certamente aiutato, ma sul suo operato pesano una cattiva gestione di Thiago Silva (sovraesposto a rischi fisici) e la stucchevole polemica sul gol fantasma di Muntari, prolungata oltre il consentito. VOTO 5,5

4) Gasperini (Inter) – Fugace la sua apparizione sulla panchina dell’Inter, ma quanto basta per indicarlo come uno dei peggiori dell’anno. Arrivato come uomo della ‘rinascita’, in sede di mercato avrebbe voluto Lavezzi, Balotelli e Criscito, si è dovuto accontentare di Zarate, Forlan, Alvarez e Jonathan. Viene esonerato alla terza giornata, dopo un pari e due sconfitte (decisiva quella contro il Novara neopromosso) soprattutto per non essersi piegato alla volontà del presidente Moratti e dei senatori nerazzurri che non digerivano la difesa a tre. VOTO 5

3) Malesani (Genoa) – Parte fortissimo col suo Genoa per poi perdersi a ridosso del Natale, quando alla difesa colabrodo dei rossoblù non bastano più i gol a grappoli segnati da Palacio. Esonerato per Marino, che meglio non fa, viene richiamato per partecipare al giorno più brutto della storia genoana, quando la Gradinata Nord ordina ai giocatori di consegnare le casacche. E’ la resa: guarderà da casa il Genoa salvarsi in un Marassi a porte chiuse. VOTO 4,5

2) Delio Rossi (Fiorentina) – Il suo l’avrebbe quasi fatto, perchè alla fine la Fiorentina si sarebbe anche salvata. Impossibile però non citarlo tra le delusioni dell’anno, sia per la stagione fallimentare dei viola, mai così male nella gestione Della Valle, sia per il brutto episodio della rissa con Ljajic (il movente delle offese alla famiglia non lo scagiona) che gli è costato licenziamento e squalifica. VOTO 4,5

1) Luis Enrique (Roma) – Arrivato alla Roma con lo spirito del rivoluzionario, si è subito scottato con il calore della piazza capitolina che pure lo ha sostenuto anche di fronte alle sconfitte più pesanti, vedi derby con la Lazio, persi all’andata e al ritorno. Paga il suo essere un ‘hombre vertical’ che non cambia filosofia: emblematico che la Roma prenda, a fine stagione, la stessa tipologia di gol che incassava a settembre. L’organico giallorosso sarà stato anche sopravvalutato, ma uscire dall’Europa League ai preliminari, abbattere quasi tutti i record negativi della storia romanista e restare fuori dalle Coppe fanno del suo esordio nel campionato italiano un ‘anno zero’ da dimenticare. VOTO 4

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