Agenzia delle Entrate alza il tiro sui contribuenti

agenzia_entrateRichieste di documenti da inviare entro 30 giorni previa cancellazione di tutte le detrazioni e sanzioni fiscali

ROMA – Non solo Equitalia. Ora a vessare i cittadini con la minaccia di sanzioni fiscali sempre più pesanti è la stessa Agenzia delle entrate, cioè il ramo dell’Amministrazione dello Stato preposta alla gestione dei tributi.

Migliaia di contribuenti stanno in questi giorni ricevendo lettere firmate da direttori dell’Agenzia delle entrate su carta intestata accanto allo stemma della Repubblica italiana, con dettagliate richieste di documentazione relativa a dichiarazioni dei redditi del passato.

Nelle stesse missive si minaccia che l’ufficio, nel caso di mancato invio della documentazione richiesta entro 30 giorni, procederà alla rettifica dei dati dichiarati e alla comunicazione dell’esito del controllo e delle relative somme dovute. In pratica, tutte le somme portate in detrazione verrebbero considerate nulle e al contribuente verrebbero immediatamente richiesti pagamenti di migliaia di euro, anche se non dovuti, con la ben nota aggiunta di sanzioni, interessi e spese.

Le lettere riportano inoltre generalmente date false, in quanto giungono dagli uffici più vicini al contribuente, spesso a poche centinaia di metri, quando la data riportata è passata da almeno 20 giorni; la scadenza di 30 giorni risulta perciò vaga, se non addirittura ridotta a 10 giorni, perché la vittima non ha alcuna facoltà di dimostrare la data di ricezione. Lo statuto del contribuente di cui alla legge 27 luglio 2000, n. 212, prevede, all’articolo 3, comma 2, che le disposizioni tributarie non possono prevedere adempimenti a carico dei contribuenti la cui scadenza sia fissata anteriormente al sessantesimo giorno, neppure se approvate per legge.

Al contribuente viene inoltre richiesto di «trasmettere» numerosi documenti, tra i quali la copia dell’atto di acquisto dell’immobile dichiarato come abitazione principale, i documenti relativi al mutuo e ai contributi previdenziali e altri ancora che sono già in possesso dell’Agenzia delle entrate, presso la quale può infatti consultarle lo stesso interessato, non senza difficoltà. È perciò uno spreco di denaro dei cittadini, e un’odiosa vessazione del contribuente, far perdere tempo a impiegati pubblici per richiedere, ricevere e controllare documenti che possono trovare nel proprio archivio informatico.

Non solo. Nelle richieste dell’Agenzia (del tutto prive di un recapito di posta elettronica) l’unica via indicata per inviare i documenti richiesti è una «busta» per la quale è ravvisabile una violazione del codice dell’amministrazione digitale il quale garantisce il «diritto a richiedere ed ottenere l’uso delle tecnologie telematiche nelle comunicazioni con le pubbliche amministrazioni».

Lodevolmente, in tali richieste, viene indicato il nome del responsabile del procedimento con un numero telefonico cui il contribuente è invitato a rivolgersi per chiarimenti e informazioni; sembrerebbe una via utile per richiedere informazioni, ma nella quasi totalità dei casi, a tale numero non risponde nessuno, ad alcuna ora del giorno; del resto, la lettera dell’Agenzia non indica in alcuna sua parte gli orari d’ufficio.

Un nutrito gruppo di sentori del Pdl, il cui primo firmatario è Lucio Malan, chiede quindi di sapere se il ministro dell’Economia sia a conoscenza del fatto che dirigenti di un’agenzia alle sue dipendenze impongono adempimenti fiscali secondo tempistiche vietate dalla legge, richiedono documenti già in possesso dell’Agenzia ovvero di altre amministrazioni pubbliche alle quali dovrebbero per legge direttamente rivolgersi, minacciano coloro che non sottostanno a tali richieste illegali di un grave ed ingiusto danno o ritardino di settimane il loro invio, con l’effetto di imporre tempi impossibili per gli adempimenti del contribuente, inclusi alcuni ai quali egli non è tenuto.

Se il ministro non ritenga altresì che tali vessazioni causino grave danno a migliaia di cittadini, anche dal punto di vista psicologico, per l’esasperazione indotta e il timore di gravi sanzioni alle quali in molti casi non sarebbe in grado di far fronte.

Quali provvedimenti quindi il ministro intenda prendere per far cessare immediatamente tali abusi.

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