Nei mercati finanziari un horror già visto

Euro_banconote_sliderLa Bce chiude i prestiti alle banche greche. La crisi si avvita su se stessa e in Spagna i clienti di Bankia corrono a ritirare i depositi

 

ROMA – I mercati finanziari si muovono come se la crisi greca fosse già consumata. Mentre Draghi da un lato auspica che “Atene continui a far parte dell’eurozona”, dall’altro chiude i rubinetti del credito della Bce alle banche greche. In attesa infatti di nuove elezioni che sblocchino la (improbabile) formazione di un nuovo governo, Francoforte dà la mazzata finale agli istituti di credito ellenici in crisi di liquidità, schiacciati dal ritiro dei depositi (pare che in una settimana sia stato ritirato agli sportelli quasi un miliardo di euro) e dal blocco dei prestiti internazionali. La motivazione è sempre la stessa: le piccole banche soprattutto non sono più in grado di offrire alla Bce sufficienti garanzie a fronte dei finanziamenti. Da un momento all’altro si aspetta il botto dei primi fallimenti.

Ma questo, come detto, non fa più notizia. Adesso sta per andare in scena la Spagna. E’ già partita la corsa agli sportelli bancari di Bankia, l’istituto nazionalizzato dal governo la settimana scorsa. Secondo fonti attendibili, negli ultimi giorni i correntisti hanno prelevato dalla banca oltre un miliardo di euro. Il titolo azionario ha lasciato sul terreno oltre il 28% e la discesa non accenna a fermarsi.

Le autorità monetarie e i banchieri gettano acqua sul fuoco invitando alla calma ed esorcizzando qualsiasi pericolo di crisi di liquidità. Ma in questi frangenti, se il panico si dovesse diffondere non ci sarebbe riserva sufficiente a garantire l’equilibrio. Anche l’asta odierna delle obbligazioni spagnole, seppure andata a buon fine, ha visto schizzare i tassi di rendimento di un punto abbondante, a livelli considerati patologici.

Anche da noi i titoli bancari trainano la Borsa al ribasso, che ha chiuso a -1,46% il livello più basso raggiunto da tre anni a questa parte. A pochi minuti dal termine delle contrattazioni, Mps perdeva il 6,19%, Unicredit il 5,43%, Mediolanum il 4,30, e via scendendo. Sulle altre piazze europee la musica è più o meno la stessa e le perdite, dopo quelle già registrate nei giorni scorsi, oggi si aggirano mediamente intorno all’1,50%.

E’ senz’altro prematuro ed anche un pò avventato parlare di recrudescenza della crisi sistemica, ma alcune inquietanti analogie con gli avvenimenti dell’autunno 2008 hanno messo in allarme i guardiani della stabilità finanziaria. Sono ancora le banche a costituire la fonte maggiore di preoccupazione, mentre si moltiplicano gli appelli all’Ue perché spinga con più decisione sull’acceleratore della ripresa.

“Dobbiamo accogliere con favore il nuovo dibattito sulla crescita in Europa”, ha detto il segretario al Tesoro Usa, Timothy Geithner. Un taglio troppo repentino della spesa pubblica, ha proseguito, ”rischierebbe di innescare una spirale negativa per la crescita ed in questo senso sono molto importanti le discussioni per attivare investimenti pubblici di lungo termine nel campo delle infrastrutture, soprattutto per quei paesi che hanno un quadro difficile per quanto riguarda la crescita”. Con questo Geithner non ha affatto escluso che “si vada incontro ad ulteriori rischi e si viva ancora in un mondo pericoloso e incerto, in cui l’Europa deve fare i conti con una crisi prolungata e grave”.

Nella stessa direzione spinge il Fondo monetario internazionale che per bocca del suo portavoce, David Hawley sostiene “che la Bce ha ulteriore spazio per abbassare i tassi mentre l’inflazione scende sotto il 2%”.

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