15:12 | Carceri: oltre 2mila detenuti in più rispetto alla capienza regolamentare

«Oltre duemila detenuti in più rispetto alla capienza regolamentare; reclusi presenti nelle carceri del Lazio che, anziché diminuire, continuano ad aumentare al ritmo di 25 unità al mese. Sono i numeri a certificare che, fino a questo momento, nel Lazio sta naufragando il decreto svuotacarceri varato dal governo Monti». E’ questo il commento del Garante dei detenuti del Lazio Angiolo Marroni alle statistiche del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP) che certificano come, nel Lazio, i detenuti nelle carceri della Regione continuino ad aumentare.

Secondo i dati, infatti, il 13 maggio i reclusi nel Lazio erano 6.837 contro i 6.812 registrati il 15 aprile e i 6.789 del 20 marzo.

Reclusi_carceri

Il “Decreto svuotacarceri” varato dal governo Monti prevedeva il parziale svuotamento delle carceri con l’aumento da 12 a 18 mesi della pena residua che è possibile scontare ai domiciliari. «Ma le statistiche del Dap – ha aggiunto Marroni – dimostrano come nel Lazio si stia vivendo una situazione paradossale, con i detenuti che, anziché diminuire, continuano ad aumentando».

I reclusi (6.395 uomini e 442 donne) continuano ad essere oltre duemila in più rispetto alla capienza regolamentare delle carceri della Regione, fissata a 4.838 posti. Un numero che, tuttavia, non tiene conto del fatto delle sezioni chiuse in diversi istituti e delle carceri (come ad esempio quello di Rieti) che continuano a funzionare a mezzo servizio.

«Questi numeri si prestano ad una duplice lettura, purtroppo sconfortante in entrambi i casi – ha aggiunto il Garante – O il decreto messo a punto dal governo Monti non funziona, oppure i suoi benefici sono stati vanificati da un aumento degli ingressi in carcere. L’ennesima amara lezione che se ne ricava è che non si può affrontare il dramma che si sta vivendo nelle carceri con provvedimenti tampone. Ormai da anni tutte le componenti che ruotano attorno al carcere hanno raggiunto la consapevolezza che occorre pensare ad una profonda revisione del Codice Penale e di quello di Procedura Penale per modificare una legislazione che produce troppo carcere. Una consapevolezza, questa, che sembra non sia recepita dal Parlamento, l’unico organo in grado di intervenire per porre rimedio ad una situazione ormai vicina al punto di non ritorno».

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