13:25 | Procreazione: attesa per domani la sentenza della Consulta su eterologa

E’ attesa per la sentenza della Consulta chiamata a valutare la costituzionalità della legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita in merito al divieto di fecondazione eterologa, cioé con ovociti o gameti non appartenenti alla coppia. La sentenza è prevista per domani, martedì 22 maggio. I quindici giudici della Corte Costituzionale dovranno verificare la corrispondenza dell’articolo 4, comma 3, della legge 40 con le garanzie costituzionali, su istanza del tribunale di Firenze che ha già sollevato il dubbio di legittimità del divieto.

Ad attendere la sentenza sono innanzitutto i centri di procreazione medicalmente assistita: far cadere il divieto, rilevano, significherebbe anche fermare il turismo procreativo che ha, oltre all’impatto emotivo sulla coppia, anche un alto costo sociale. Già diverse pronunce della Consulta hanno di fatto ‘riscritto’ la legge 40. Quattro volte in tutto, infatti, la legge è finita sui banchi della Corte Costituzionale (nel 2005, due volte nel 2009 e una nel 2010).

Se si considerano anche i ricorsi per altre parti della legge – come quelli per ottenere la possibilità di congelamento degli embrioni, la diagnosi preimpianto e il limite di utilizzo di tre embrioni per ciclo di fecondazione – sono complessivamente 16 le volte che i giudici hanno ordinato l’esecuzione delle tecniche di fecondazione secondo i principi Costituzionali, affermando i diritti delle coppie e non secondo la legge 40.

Recentemente, la questione della fecondazione eterologa si è posta all’attenzione pubblica per la vicenda ‘calvario’ di una coppia italiana che si è rivolta ad un centro estero per ricorrere alla procreazione assistita con donazione di gameti. Sterili, si sono rivolti al centro di fecondazione assistita Clinica Matera Fertility Crete, a Creta, per avere un figlio con la fecondazione eterologa, vietata in Italia.

Il bambino nasce però con la neurofibromatosi, patologia genetica rara e mortale di cui il padre non è portatore e le cui basi risiedono invece nell’ovocita donato, in anonimato, da una donna alla clinica greca. La madre mette addirittura all’asta un rene in Internet per affrontare le spese per curare il piccolo, cosciente del divieto. La coppia ha scritto una lettera di denuncia al Presidente della Repubblica: “Se avessimo potuto tentare di avere un figlio nel nostro Paese con le garanzie che fino al 2004 vi erano per l’eterologa, non saremmo così disperati” scrivono i genitori.

Potrebbero interessarti anche