Aeronautica, l’F-16 va in pensione

Eurofighter_sliderAd assicurare la difesa dei cieli italiani sarà il caccia bimotore Eurofighter. Il futuro però è il caccia bombardiere F35 Jsf

 

ROMA – Se a nove anni un individuo deve ancora sviluppare tutte le sue potenzialità, in ambito militare a quell’età si va in pensione. E così a fine maggio, quando scadrà il programma bilaterale di leasing “Peace Caesar” tra il nostro Paese e gli Usa, il caccia F-16 tornerà a casa. Gli ultimi velivoli ancora in forza all’Aeronautica militare italiana saranno infatti restituiti all’aeronautica statunitense. Ad assicurare la difesa dei cieli italiani ci sarà l’Eurofighter, o Efa, un caccia bimotore preposto principalmente a missioni di difesa aerea.

La fine del programma “Peace Caesar” si inserisce nel processo di ridimensionamento – dice un comunicato dello Stato Maggiore – dello strumento aereo dell’Aeronautica militare “attraverso il quale il sistema della Difesa Aerea si stabilizza nella configurazione finale su una sola linea di volo costituita dal caccia Eurofighter. Questo determina, e determinerà, una gestione più razionale e semplificata di tutte le risorse a disposizione”. Durante i nove anni di attività in Italia, i caccia F-16 sono stati impiegati quotidianamente per la difesa dello spazio aereo nazionale ed hanno facilitato l’entrata in linea del caccia Eurofighter. L’F-16 ha infatti consentito la transizione dal vecchio caccia F-104 all’Eurofighter, “producendo effetti positivi in termini di operatività, raggiunta in tempi strettissimi, e permettendo di ottenere significativi risparmi economici”.

Gli F-16 hanno servito egregiamente il Paese in questi anni. Sono stati infatti impiegati in occasione dei grandi eventi svolti in Italia negli ultimi anni, come ad esempio nell’aprile 2005 per la difesa dello spazio aereo durante l’inaugurazione del pontificato di Benedetto XVI, o nel 2006 in occasione delle Olimpiadi invernali di Torino e nel 2009 durante l’operazione militare interforze “Giotto 2009”, che ha garantito il dispositivo di sicurezza a favore del summit G8 tenutosi a L’Aquila.
Sui teatri operativi, lo scorso anno gli F-16 hanno partecipato alle operazioni in Libia ‘Odyssey Dawn’ e ‘Unified Protector’, fornendo il proprio contributo all’implementazione della no-fly zone sui cieli libici a protezione dei civili e delle aree maggiormente popolate del Paese nord-africano.

L’Eurofighter, che prenderà il suo posto, entrato in servizio per la difesa aerea nei primi anni Duemila, è prodotto da un consorzio tra industrie di quattro paesi: Italia (Alenia Aeronautica), Germania, Regno Unito e Spagna ed è in costante adeguamento tecnologico. Per le prime due tranche l’Italia ne ha acquistati 75, mentre è in produzione la terza tranche con un investimento di 9,1 miliardi per costruirne altri 112. Durante l’operazione Unified Protector in Libia, ricorda il Cesi, «l’Eurofighter è stato utilizzato come difesa aerea da Italia e Regno Unito», che l’ha anche usato in azioni di attacco. Attualmente il caccia è di base a Gioia del Colle e Grosseto, con Trapani sede non primaria.

Per quanto riguarda le forze di attacco, oggi l’Aeronautica ha in dotazione gli Amx e i Tornado, mentre la Marina ha gli AV-8 Harrier. In un futuro compreso tra il 2015 e il 2026 i nostri mezzi di attacco aereo verranno progressivamente sostituiti dal caccia americano di ultima generazione F35 Jsf.

Inizialmente previsto in numero di 131 aerei, l’acquisto è stato successivamente ridotto a poco meno di 100 esemplari in seguito agli costi e ai tagli al budget della Difesa. Sviluppato principalmente dalla Lockheed Martin, al progetto F35 partecipa anche l’Italia con la produzione di alcune parti delle ali e della fusoliera nello stabilimento di Cameri (Novara). Il nostro paese è un partner di secondo livello, con un investimento di 1 miliardo di euro a fronte dei 2,5 degli inglesi.

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