Agcom e Garante, slitta di due settimane il voto

Monti_slider_bisDa dove vengono e chi sono i candidati per l’incarico di commissario e presidente dell’Agenzia per le comunicazioni

 

ROMA – Alla fine è slittato di due settimane il voto alla Camera per la nomina di due componenti dell’Autorità garante della Privacy e dell’Agcom, e di un membro del consiglio di presidenza della giustizia amministrativa. L’Aula avrebbe dovuto decidere domani, ma la conferenza dei capigruppo ha stabilito di rinviare al 6 giugno.

Da qui ad allora, Gianfranco Fini si è impegnato a garantire la massima trasparenza e il maggior coinvolgimento possibile di tutti i deputati. Il presidente della Camera ha dato come termine ultimo ai gruppi il primo giugno per far pervenire i curricula dei candidati all’Autorità, profili che poi invierà a tutti i deputati così che possano verificare se abbiano “le caratteristiche professionali e di indipendenza” necessarie.

Per quanto riguarda il Garante, a parte l’autocandidatura dell’avvocato Luca Bolognini, specializzato in diritto e internet, definita da lui stesso una “provocazione”, c’è molta incertezza sui papabili. Oggi è girato con insistenza alla Camera un nome in quota Pd, quello dell’ex capogruppo alla Camera Antonello Soro. Sono comunque quattro in tutto, compreso il presidente, che rimarranno in carica per sette anni non rinnovabili (l’attuale collegio si è insediato il 18 aprile 2005). I quattro componenti vengono eletti da ciascuno dei due rami del Parlamento (due ciascuno): a loro volta, eleggono uno di loro come presidente, il voto del quale prevale in caso di parità.

Più intricato il caso dell’Agcom. Il Corriere delle Comunicazioni ha raccolto i nomi dei ‘finalisti’ alla presidenza, rispondendo così alle richieste di maggiore chiarezza e trasparenza sulle modalità di nomina. Al totonomine partecipano Sergio Bellucci, giornalista, attuale consigliere di amministrazione di Lait S.p.a. – Lazio Innovazione Tecnologica (Regione Lazio), Deborah Bergamini, anch’essa giornalista, ex consulente per la comunicazione di Silvio Berlusconi.

C’è anche Angelo Marcello Cardani, professore di economia, in passato capo di Gabinetto di Mario Monti quando era Commissario europeo, Maurizio Dècina, ingegnere di un certo calibro, già presidente della Fondazione Ugo Bordoni di Roma, Antonio Martusciello, ex sottosegretario all’Ambiente, poi, promosso viceministro ai Beni culturali. E ancora Enzo Pontarollo, autore di numerosi articoli, saggi e volumi su tematiche di economia industriale e sull’economia italiana, Stefano Quintarelli, che il Corriere della Sera, come lui stesso scrive nel cv, “ha classificato come uno dei 30 imprenditori più innovativi in Italia”.

Concludono la rosa Antonio Sassano e Roberto Viola, che dell’Agcom sono stati consulente e coordinatori, Luca Volonté, deputato Udc vicino a Cl, e Roberto Sambuco, attuale Garante per la sorveglianza dei prezzi.

Al di là del totonomine la nuova Agcom rischia in realtà di partire “zoppa”. Manca all’appello un pezzo dell’ingranaggio elettorale per cui le future due commissioni rischiano di nascere senza poteri. Tutte le operatività verrebbero delegate al terzo organo (il consiglio). Una “svista” imbarazzante, sottolinea Il Corriere, per la prima authority nata sotto il governo Monti. Quello che manca infatti nella costruzione della nuova Agcom è il meccanismo per poter distribuire i 4 commissari nelle 2 commissioni.

Questo ‘vulnus’ renderebbe di fatto incompleta la struttura degli organi dell’Autorità che può, in questa situazione, deliberare “solo” in forma consiliare.

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