Ballottaggi: governo più saldo, i partiti pensano al voto nel 2013

Governo_MOntiSLIDERSvanite le elezioni anticipate. Dal Pdl un’inedita offerta politica. Pd: “vittoria senza se e senza ma”

ROMA – L’esito dei ballottaggi fa svanire ogni tentazione di elezioni anticipate a ottobre. Non chiede elezioni anticipate neppure Antonio Di Pietro, pur collocato all’opposizione del governo Monti, che si limita a dire a Pier Luigi Bersani che ”occorre rilanciare l’alleanza Pd-Idv-Sel perché si è dimostrata maggioranza nel paese”.

Nel Pdl, Ignazio La Russa parla di ”sconfitta annunciata per via del sostegno al governo Monti, un senso di responsabilità non compreso dal nostro elettorato”. Neanche lui si spinge fino a proporre la fine del sostegno all’esecutivo. Angelino Alfano commenta che ”l’elettorato di centrodestra chiede una nuova offerta politica”. Il segretario del Pdl conferma che nei prossimi giorni lancerà una ”inedita novità politica”.

Il segretario del Pd sottolinea ”una vittoria senza se e senza ma” del suo partito. Bersani preferisce parlare di riforma della legge elettorale e di altri impegni parlamentari piuttosto che di fine anticipata della legislatura. Del resto il Pd è il più convinto sostenitore del governo Monti fin dal suo insediamento, quando le elezioni anticipate avrebbero potuto premiare il centrosinistra.

Sul fronte dell’ex Terzo polo ci si divide tra chi come Fli e Api vorrebbero il rilancio di quel progetto e chi, come Pier Ferdinando Casini che ne era il leader, ritiene che occorra mettere in campo altre ipotesi e si candida tra quanti vorrebbero dare risposta alla crisi del Pdl.

E’ in crisi profonda pure la Lega Nord che perde 7 ballottaggi su 7. ”Abbiamo perso, ce l’aspettavamo”, commenta Roberto Maroni che da segretario in pectore annuncia il rilancio del Carroccio e non si sbilancia su possibili riedizioni di alleanze con il Pdl. L’erede di Umberto Bossi vuole rilanciare innanzitutto l’azione del suo partito che rischia di aver esaurito la funzione di rappresentatività del malessere del nord.

L’impressione è che entrambi gli schieramenti abbiano bisogno di tempo per mettere a punto strategie, alleanze, leader, proposte e che siano ancora impreparati alla resa dei conti in una competizione elettorale per il rinnovo di Camera e Senato. Il problema è più stringente per il Pdl, che prendendo atto dell’andata in frantumi della storica alleanza con la Lega Nord deve costruirne un’altra. Il voto premia l’unica offerta in campo, che in questo momento è quella del centrosinistra e obbliga il centrodestra a riformulare la propria offerta.

Ma il tema delle alleanze non è del tutto risolto per il Pd che non vorrebbe rinunciare ad allargare la coalizione con Idv e Sel al centro. Il risultato delle elezioni amministrative e dei ballottaggi conferma inoltre la disaffezione nel rapporto tra partiti e opinione pubblica.

L’astensione ha raggiunto livelli record. Domenica e lunedì ha votato il 51,4% degli aventi diritto. La flessione è di oltre 10 punti rispetto al primo turno di quindici giorni fa. Fa eccezione Parma, dove ha votato il 60% degli elettori eleggendo il sindaco grillino Federico Pizzarotti. In molti Comuni, come a Genova e a Palermo con il 40%, la partecipazione al voto è sensibilmente al di sotto del 50%. Il che pone la questione dell’effettiva rappresentatività di molti dei sindaci eletti nei ballottaggi. Il dato dell’astensione è enfatizzato più dal Pdl che dal Pd. Il segretario Alfano dichiara: ”I nostri elettori non sono andati a votare. Il nostro elettorato è ancora maggioranza nel paese”.

Il mix tra astensionismo e avanzata del Movimento 5 stelle indica comunque una profonda crisi di credibilità della politica a cui è urgente dare risposta. Se centrodestra e centrosinistra hanno bisogno di tempo per ridefinire le proprie offerte elettorali e devono oliare programmi e alleanze in vista delle elezioni politiche della primavera 2013, a trarne vantaggio dovrebbe essere l’azione del governo che potrebbe contare su una maggiore collaborazione parlamentare. Di carne al fuoco ce n’è in teoria molta da qui alla fine della legislatura.

La prima emergenza istituzionale – come più volte sottolineato dal presidente Giorgio Napolitano – è la riforma della legge elettorale. Pdl, Pd e centristi preferiranno la soluzione più pigra, che è quella di inserire nelle norme in vigore del cosiddetto ”porcellum” le preferenze per l’elezione di una quota di deputati? Il governo, su sollecitazione di Napolitano, potrebbe avanzare una sua ipotesi di riforma allargando lo spettro del proprio programma.

Il capo dello Stato insiste perché allo stesso tempo proceda al Senato l’iter della riforma costituzionale che prevede tra l’altro la riduzione del numero dei parlamentari, più poteri al premier e ruoli distinti per le due Camere.

Devono intanto concludere il proprio itinerario parlamentare il disegno di legge di riforma del lavoro messo a punto dal governo e che è in discussione al Senato e il disegno di legge anticorruzione che oggi torna a essere discusso dalle commissioni Giustizia e Affari costituzionali della Camera. Sempre oggi, nell’Aula di Montecitorio, riprende il confronto sulla proposta di riforma del rimborso ai partiti.

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