Paese a tinte fosche nella relazione dell’Istat

Giovannini_Istat_sliderXX rapporto dell’Istituto di statistica. La popolazione aumenta, grazie agli stranieri, e il suo reddito medio diminuisce

 

ROMA – Il presidente Giovannini ha presentato stamattina il ventesimo Rapporto annuale dell’Istat sulle condizioni sociali, economiche e ambientali del nostro Paese. Naturalmente il quadro che ha aperto la relazione nella Sala della Lupa a Montecitorio non poteva che essere dipinto con le tinte fosche della crisi, dove impoverimento delle famiglie e recessione del sistema sono fattori con cui il Paese dovrà fare i conti ancora per molti mesi.

“Il reddito disponibile delle famiglie – ha detto Giovannini – in termini reali è diminuito nel 2011 (-0,6 per cento) per il quarto anno consecutivo, tornando sui livelli di dieci anni fa. In termini pro-capite è inferiore del quattro per cento al livello del 1992 e del sette per cento nei confronti del 2007”. E intanto la popolazione residente rispetto al 1991 aumenta del 4,7 per cento: si tratta di 2,7 milioni di persone in più, quasi tutte straniere. “Dal 2001 la popolazione straniera in Italia è quasi triplicata e, a fronte della sostanziale stabilità di quella italiana, rappresenta ora il 6,3 per cento del totale”.
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“Anche la struttura delle famiglie italiane è cambiata: si è ridotto il numero dei componenti e sono aumentate le persone sole, le coppie senza figli e quelle monogenitore. È diminuita dal 45,2 al 33,7 per cento la quota delle coppie coniugate con figli e sono aumentate le nuove forme familiari. La famiglia tradizionale non è più il modello prevalente, nemmeno nel Mezzogiorno: le libere unioni sono quadruplicate e la quota di nati da genitori non coniugati (pari al 20 per cento) è più che raddoppiata.

Per ciò che concerne, invece, la disoccupazione, dopo i risultati altalenanti degli ultimi decenni, nel 2011 è stata pari all’8,4 per cento, inferiore al valore medio europeo. Ed è simmetrico l’impoverimento delle famiglie: “complessivamente sono quasi due milioni (il 18,2 per cento) i minori che vivono in famiglie relativamente povere, il 70 per cento delle quali è residente al Sud. L’incidenza della povertà è aumentata tra le famiglie di lavoratori in proprio e di operai”. Anche il forte differenziale Nord-Sud non si è affatto ridotto.

L’analisi del presidente dell’Istat non si discosta in sostanza da quanto già noto e messo in evidenza dai vari documenti programmatici del governo e dei principali centri studi. Le previsioni per il 2012 infatti indicano per quest’anno una contrazione del Pil dell’1,5 per cento, mentre i consumi delle famiglie e, soprattutto, gli investimenti subiranno riduzioni ancora più forti (-2,1 per cento e -5,7 per cento, rispettivamente). La domanda estera fornirà un contributo positivo, grazie all’aumento delle esportazioni (+1,2 per cento) e alla forte caduta delle importazioni (-4,8 per cento).

Nel 2013, invece, il Pil dovrebbe aumentare dello 0,5 per cento, trainato dalla crescita delle esportazioni (+4,0 per cento), mentre la domanda interna resterebbe costante nella media dell’anno. La lieve ripresa occupazionale non sarebbe sufficiente a ridurre il tasso di disoccupazione, mentre la crescita dei prezzi rallenterebbe.

Nelle conclusioni Giovannini, con una certa dose di ovvietà, ha richiamato “le forze politiche e sociali a definire e proporre ai cittadini una prospettiva di medio termine per il Paese, rispettosa degli impegni di risanamento della finanza pubblica, ma anche convincente e in grado di mettere in moto le migliori risorse di cui disponiamo”, come le donne, i giovani, gli stranieri, le imprese innovative e quelle multinazionali, il capitale sociale di cui dispongono i nostri territori, le eccellenze esistenti nella tanto criticata Pubblica Amministrazione, il “terzo settore”, i centri di eccellenza nella ricerca e nella formazione.

“Se rigore, crescita ed equità – è la conclusione del rapporto Istat – costituiscono il trinomio su cui costruire il futuro del nostro Paese, non si può non dire che il cambiamento avverrà con gradualità. E che in questo ‘tempo di mezzo’, non breve e non facile, è indispensabile il massimo sforzo da parte di tutte le componenti della società, in nome di questo obiettivo comune, per rendere sostenibile sul piano sociale il percorso che ci attende”.

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