Pedofilia: la Cei scopre le carte sugli abusi

monsignor_CrociataNelle Linee guida per i vescovi nessun obbligo di denuncia dei pedofili. Sono oltre 130 i preti fino ad oggi accusati

 

ROMA – Con una “ricognizione” compiuta presso le diocesi italiane nel corso degli ultimi anni, la Conferenza episcopale italiana ha reso noto oggi, per la prima volta, un dato preciso di abusi sessuali compiuti dai preti sui minori nel decennio che va dal 2000 al 2010.

Sono 135 i casi “emersi” nel corso del decennio, ha riferito all’assemblea di primavera della Cei il segretario generale mons. Mariano Crociata presentando il testo delle Linee guida anti abusi varate oggi. “La cifra – ha sottolineato il segretario –  è relativa al numero di sacerdoti accusati, non al numero di abusi compiuti”. Rispondendo alle domande dei giornalisti, il presule ha precisato che 135 sono i sacerdoti segnalati alla congregazione per la Dottrina della fede, il dicastero vaticano responsabile del ‘dossier’ pedofilia, mentre alla magistratura italiana sono stati denunciati 77 sacerdoti.

Sul complessivo numero di 135, la congregazione della Santa Sede è giunta a 53 condanne e 4 assoluzioni, mentre i restanti 78 casi sono in istruttoria. Sulle 77 denunce giunte alla giustizia italiana, 22 preti sono stati condannati in primo grado, 17 in secondo grado, 21 hanno patteggiato, 5 sono stati assolti, 12 archiviati.

Le Linee guida approvate dai vescovi italiani stabiliscono che “il procedimento canonico per gli illeciti in oggetto è autonomo da quello che si svolga per i medesimi illeciti secondo il diritto dello Stato”. Nel testo non compare l’obbligo giuridico dei vescovi di denunciare all’Autorità giudiziaria statuale le notizie che abbia ricevuto in merito a abusi sessuali compiuti da sacerdoti su minori, obbligo previsto in Italia solo per i pubblici ufficiali. “Ma – ha aggiunto il segretario – anche se non possiamo chiedere ai vescovi di prendere l’iniziativa perché contrasta con l’ordinamento, naturalmente al vescovo non viene ‘impedito’ di ricorrere lui stesso all’Autorità Giudiziaria. Il testo – continua il presule – ugualmente ricorda come sia importante la cooperazione del vescovo con le autorità civili, nell’ambito delle rispettive competenze e nel rispetto della normativa concordataria civile”.

Il documento ricorda altresì che “i vescovi sono esonerati dall’obbligo di deporre o di esibire documenti in merito a quanto conosciuto o detenuto per ragione del proprio ministero. Eventuali informazioni o atti concernenti un procedimento giudiziario canonico possono essere richiesti dall’Autorità giudiziaria dello Stato, ma – continua il punto 5 delle Linee guida varate dalla Cei – non possono costituire oggetto di un ordine di esibizione o di sequestro”.

Rimane altresì ferma l’inviolabilità dell’archivio segreto del vescovo previsto dal canone 489 del Codice di Diritto Canonico, salva la comunicazione volontaria di singole informazioni.

Il documento chiarisce anche che “nessuna responsabilità, diretta o indiretta, per gli eventuali abusi sussiste in capo alla Santa Sede o alla Conferenza Episcopale Italiana”, ma “la Segreteria Generale della Conferenza Episcopale Italiana assicura la sua disponibilità per ogni esigenza che sarà rappresentata, in spirito di servizio alle Chiese che sono in Italia e di condivisa sollecitudine per il bene comune”.

Nell’ambito della formazione, ha spiegato ancora il segretario della Cei, “le Linee guida pubblicate oggi esprimono l’attenzione dei vescovi italiani a cogliere tutti gli aspetti delle dinamiche evolutive” nel percorso verso il sacerdozio, per “cogliere ogni segno”. In proposito, ha ricordato monsignor Crociata, “la Congregazione dell’Educazione Cattolica non da ora ha emanato direttive volte a coinvolgere esperti e tecniche scientifiche a questo scopo, nelle equipe dei seminari”.

Rispondendo a una domanda specifica, monsignor Crociata ha poi escluso che “il reinserimento” dei sacerdoti colpevoli possa costituire un pericolo per i minori. “Il reinserimento – ha affermato – non è mai ritorno alla pastorale ordinaria, un prete che ha avuto questi problemi non torna ad avere la possibilità di contatti con i minori, assolutamente no”.

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