A Cannes scoppia il caso Medusa e del ‘pizzo’

Cannes_sliderLa casa di produzione di Mediaset avrebbe cancellato una serie di produzioni. Il ‘pizzo’ per intervistare i divi del cinema

 

ROMA – Proprio nel giorno dell’apoteosi di Bernardo Bertolucci che presenta fuori concorso a Cannes il suo ‘Io e te’, l’Italia del cinema che cerca di sfondare all’estero, di fare sistema per promuovere i propri film, di stabilire una partnership pubblico-privato, fa flop sotto il peso dei tagli che Medusa sta facendo alle produzioni cinematografiche.

L’allarme è stato lanciato ieri in occasione del varo di ‘Italia in luce’, la nuova struttura di promozione del cinema nazionale realizzata da Istituto Luce Cinecittà e Anica, con la benedizione di quattro ministeri (Cultura, Sviluppo Economico, Turismo e Affari Esteri). L’idea è quella di spingere i film italiani nel mondo e di facilitare la produzione di film di respiro internazionale qui da noi.

Ma mentre si progetta il futuro, la produzione di pellicole italiane sta subendo tagli rilevanti. È il casi di Medusa, la casa di produzione e distribuzione del gruppo Mediaset, che avrebbe cancellato una serie di produzioni. Francesco Martinotti, ad esempio, avrebbe dovuto cominciare in questi giorni la commedia in stile Full Monty ‘3 uomini in buca 9′ con Vincenzo Salemme, Luisa Ranieri, Paolo Ruffini, Ricky Memphis, Maurizio Mattioli. E’ stato fermato ad un passo dal ciak, 20 giorni prima dell’inizio delle riprese. Altri film sono a rischio, tra cui – sembra – i nuovi Virzì, Ozpetek, Brizzi, Paolo Genovese.

“Mediaset dopo aver disinvestito quasi totalmente dalla fiction sta ora fermando gli investimenti per il cinema”, dice il presidente Anica Riccardo Tozzi durante la conferenza stampa di “Italia in luce”, dando così ufficialità ad una voce che circolava negli ultimi giorni.

Il caso Medusa peraltro potrebbe non restare isolato: “C’è anche il caso Rai che ci preoccupa molto – dice Tozzi – A seguito infatti dei tagli degli investimenti per 100 milioni nella fiction già deliberati dall’azienda pubblica, forse non saranno licenziati dipendenti Rai, ma l’indotto sarà sicuramente penalizzato. E sul futuro non sono per niente fiducioso: senza l’aiuto del governo, l’industria del cinema che si è sempre rimboccata le maniche da sola, questa volta non ce la farà”.

In serata è arrivata la replica di Mediaset. “Nel biennio 2012-2013 investiremo soltanto nell’audiovisivo italiano, escluse le produzioni di intrattenimento, oltre 335 milioni di euro. Tozzi – continuano da Cologno Monzese – si dimostra male informato: quest’anno saranno infatti 75 le serate di fiction prodotte da Mediaset, che cresceranno a 95 nel 2013. Anche gli investimenti aumenteranno: da 110 milioni di euro del 2012 a 125 nel 2013. Quanto al cinema di Medusa, sono 23 i titoli italiani già contrattualizzati per un valore di oltre 100 milioni di euro”.

Giampaolo Letta, amministratore delegato di Medusa, è seduto, come tanti produttori e distributori in platea ad ascoltare il ministro Ornaghi, poi accetta, disponibile come sempre, di far sapere come vanno le cose a casa sua. “Di fronte ad una situazione di crisi generale che si è andata deteriorando ad una velocità incredibile in appena sei mesi, Mediaset, che vive di pubblicità, ne ha risentito immediatamente. Questo ci ha imposto un taglio precipitoso, l’interruzione di alcuni progetti in preparazione”.

Secondo Letta, “la situazione è fluida”, non si andrebbe per ora allo stop, ma certo a ridimensionamenti produttivi sì. “Non ci sono valutazioni politiche da fare, non è il cambio di governo che ci fa disinvestire, ma negare la crisi economica sarebbe assurdo”, risponde a chi sottolineava un ipotetico collegamento con il tramonto dell’era Berlusconi.

Intanto i produttori e i registi sono in allarme: bisogna pensare che Medusa e RaiCinema sono i principali canali produttivi italiani e che il caso scoppiato a Cannes è indicativo di un malessere diffuso, soprattutto se si pensa che avviene in una casa produttrice ricca di successi al botteghino. I tagli quindi non sono legati ai flop di singole produzioni, ma una conseguenza della crisi economica generale che sta colpendo tutti i settori.

Nel 2011, con un trend sempre crescente, sono stati prodotti 150 film. “Nel 2012 questa cifra ce la possiamo sognare e nel 2013 sarà ancora peggio”, dice Tozzi. Letta prova a rilanciare: “Se ci rendiamo conto di essere tutti nella stessa situazione, forse ce la possiamo fare. Bisogna abbassare i costi, lavorare con più flessibilità, far capire ai talenti che i compensi non sono quelli cui erano abituati. L’obiettivo è quello di produrre lo stesso numero di film, dieci l’anno, a costi inferiori”.

Intanto, sempre da Cannes, arriva la notizia che per sostenere gli alti costi delle trasferte delle star sulla Croisette, le major cinematografiche non esitano a chiedere il “pizzo” sulle interviste ai divi in cartellone al Festival. A inizio maggio, un giornalista della rivista canadese MacLean’s ha rivelato che Alliance Film, presente in competizione con “On the road” del brasiliano Walter Salles e “Killing them softly”, del regista australiano Andrew Dominik, di cui è protagonista Brad Pitt, , ha chiesto ai giornalisti di pagare una “partecipazione alle spese” per intervistare gli attori.

Per parlare con Walter Salles, Sam Riley, Garrett Hedlund, Kristen Stewart (”On the road”), il distributore chiedeva 1.500 euro per quattro interviste tv vis-à-vis, 750 euro per interviste rilasciate in gruppo attorno a un tavolo e 1.000 euro per interviste scritte tete-à-tete. Le tariffe per il cast di “Killing them softly” erano più alte: 3mila euro per interviste tv con due attori, 2mila euro per interviste scritte di gruppo e 2.500 euro per intervistare le star a quattr’occhi, eccetto Brad Pitt che non rilascia interviste a singoli giornalisti.

Indignata, la maggior parte delle testate (MacLean’s, Toronto Star, Globe and Mail e National Post) si è rifiutata di pagare il “pizzo”, mentre il Globe and Mail ha specificato che non accetterà più i viaggi pagati ai giornalisti.

Ieri lo Spiegel online aveva denunciato la pratica, sottolineando che per “la prima volta nella storia di Cannes” erano stati chiesti dei soldi per intervistare Nicole Kidman e Matthew McConaughey (protagonisti di Paperbay di Lee Daniels, sempre in concorso). Secondo il giornale tedesco, la società di distribuzione Alliance tenta in ogni modo di compensare così gli enormi costi – diverse centinaia di migliaia di dollari – derivati dagli spostamenti delle star e delle loro famiglie a Cannes, in jet privato, e alloggi in hotel di super lusso.

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