Roma e Lazio alla disperata ricerca del mister

Roma_Lazio_sliderSi trascina la trattativa con Montella per la Roma. Per la panchina della Lazio si spazia da Zeman a Mazzarri a Dunga

 

ROMA – Sono giorni di attesa su entrambe le sponde del Tevere: sia Lazio che Roma sono alla ricerca del tecnico che dovrà guidarle nella prossima stagione. Ma sono ancora molti i nomi che circolano negli uffici dei rispettivi club e il toto nomine si infittisce.

Decisamente meno ‘affollata’ la panchina giallorossa. Il candidato ancora in pole position è Vincenzo Montella che avrebbe già raggiunto un accordo con la Roma (2 anni più opzione per il terzo con uno stipendio simile a quello del suo predecessore Luis Enrique). Anche se la trattativa, secondo i meglio informati, si starebbe trascinando troppo, sul suo nome sembrerebbero tutti d’accordo tranne il direttore generale Franco Baldini con cui ci sarebbero state delle frizioni e, ancor più importante, l’ostruzionismo del patron del Catania, Antonino Pulvirenti, che non molla la presa sull’aeroplanino: “Montella resta a Catania fino al 2013”. Il presidente smentisce inoltre di aver chiesto contropartite tecniche o economiche alla Roma.

La squadra, sarebbe meglio dire Baldini, sogna però ancora il tecnico portoghese André Villas Boas, uno degli allenatori di lusso svincolati, anche se “scaricato” dal Chelsea. “André vuole un progetto solido e duraturo nel tempo”, aveva affermato qualche giorno fa l’agente del tecnico lasciando aperte tutte le porte. Nulla di certo quindi anche perché sembra che nello scorso weekend il mister di Oporto avrebbe incontrato la proprietà americana del Liverpool a Boston.

Dalla curva sud si alza però a gran voce il sogno Zeman. L’allenatore ceco, desiderato da entrambi i club della Capitale, ha però freddato le speranze questa mattina quando, nella prima conferenza stampa dopo la promozione in serie A, ha dichiarato di “stare bene a Pescara”, pur non sciogliendo le riserve sul suo futuro.

Sull’interesse della Lazio, Zeman ha risposto direttamente al patron: “Lotito dice di aver parlato con Faccini; non ci credo perché lui non mi ha detto nulla. E comunque io non ho agenti, Faccini è solo un amico. E per il momento io sto bene a Pescara”.

È dunque ancora aperta la questione della panchina dei biancoazzurri. La Lazio sta infatti valutando diverse ipotesi ma ancora non ha trovato la soluzione ideale. La mossa di Reja ha spiazzato la società e ora Lotito e Tare stanno valutando, con molta calma (forse troppa), diversi nomi. Si attendono gli sviluppi della trattativa tra Mazzarri e il Napoli. Se ci fosse una rottura, il tecnico è sicuramente uno dei preferiti del presidente biancoceleste.

Anche Delneri, ex tecnico della Sampdoria, è un’alternativa valida, ma in realtà tutti i nomi fatti hanno possibilità reali di sedere sulla panchina laziale, fatta eccezione per Di Matteo, che sembra abbia buone possibilità di essere riconfermato al Chelsea.

Nella ridda di candidati, Zola resta il nome più caldo, non fosse altro per il fatto che era stato scelto lui a febbraio, quando era stato raggiunto un accordo. Spunta anche il nome di Matias Almeyda, il centrocampista argentino che militò nella squadra capitolina dal 1997 al 2000 vincendo la Coppa delle Coppe, due Coppe Italia e la Supercoppa italiana ed europea. Attuale tecnico del River Plate, a fine stagione sarà libero e la Lazio potrebbe essere il suo prossimo futuro, come da lui stesso auspicato qualche giorno fa: “Il mio sogno è quello di allenare la Lazio”.

New entry dell’ultimo minuto è Carlos Dunga. L’ex ct del Brasile è in cima alla lista di Lotito e Tare e i contatti sono stati molteplici e incoraggianti nelle ultime ore.

Nel frattempo non si placa la querelle sull’affitto dello stadio Olimpico da parte della società biancoazzurra. Alla fine la Lazio troverà un accordo con il Coni, ma finora Lotito e Petrucci hanno continuato e continueranno con schermaglie ‘politico-calcistiche’. In realtà la Lazio non ha molte possibilità, visto che le gare del campionato devono essere giocate all’Olimpico. Ieri intanto da Roma Capitale è arrivata la proposta ‘Flaminio’, che sa più di provocazione che di realtà.

Lo stadio Flaminio, seppure storicamente sia quello che rispecchia la lazialità e che tutti i tifosi biancocelesti rivorrebbero vivere, non è a norma. Per far sì che lo diventi ci vogliono dei lavori di ampliamento delle tribune – ora può contenere massimo 21mila spettatori – e anche dei lavori che riguardano la sicurezza, tornelli, filtraggi e pre-filtraggi, per non parlare poi dei parcheggi.

Insomma, il ‘Flaminio’ è un’utopia che non potrà che rimanere tale. Così i tifosi sognano ma si chiedono: è un gioco politico in vista delle prossime elezioni, o una reale proposta che Lotito può prendere in considerazione?

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