Corcolle nel caos, Pecoraro lascia

Corcolle_sliderIl commissario Pecoraro si dimette. Al suo posto il prefetto Goffredo Sottile. La sagra delle banalità: “Adesso una soluzione condivisa”

 

ROMA – L’effetto alone dell’‘ordigno’ fatto esplodere dal commissario Pecoraro sta mietendo vittime illustri. Ultima in ordine di tempo è proprio quella del commissario che ieri, con una nota indirizzata al premier Monti, si era detto pronto a rinunciare all’incarico di commissario straordinario per l’emergenza rifiuti. E così il Consiglio dei Ministri, nonostante il premier appena ieri avesse avallato l’operato di Pecoraro, ne ha accolto oggi le dimissioni e contestualmente ha conferito l’incarico di commissario delegato per il superamento dell’emergenza ambientale nel territorio della provincia di Roma al prefetto Goffredo Sottile.

Il Consiglio, si legge ancora nel comunicato, ha peraltro condiviso “le considerazioni del ministro dell’Ambiente Corrado Clini che ha messo in evidenza la responsabilità cronica delle Amministrazioni competenti non in grado di assumere decisioni adeguate e misure efficaci ad assicurare il rispetto delle direttive europee e delle leggi nazionali in materia di gestione dei rifiuti”.

E così il ‘temerario’ commissario Pecoraro, solo contro tutti, ha perso la su battaglia. La situazione, già bollente, è precipitata nella giornata di ieri, quando, con una visita a sorpresa, il ministro dei Beni culturali, Lorenzo Ornaghi, si è recato a Corcolle per verificare sul campo le informazioni già acquisite sull’area che dovrebbe ospitare una discarica. Quell’ispezione è apparsa come un ulteriore segnale di contrarietà, peraltro già espressa dal titolare del dicastero, alla scelta dei sito da parte del prefetto.

Lo stesso ministro, in un’intervista al quotidiano La Repubblica, si era dichiarato pronto a dimettersi “se insistono nel voler localizzare a Corcolle una discarica. Troveranno – aveva aggiunto – un ministro più disponibile. Io non ci sto. Quella di Corcolle non è una questione di secondo piano. Non posso ignorare i vincoli imposti sull’area della Soprintendenza. Né possiamo permetterci un’ondata di critiche internazionali. Villa Adriana e il suo ambiente non vanno sfregiati”.

Il secondo a rimanere sotto le macerie della discarica è Andrea Carandini, il quale ha rifiutato l’invito rivoltogli dal ministro dei Beni culturali, Lorenzo Ornaghi, a far parte del nuovo Consiglio superiore dei beni culturali del quale era stato presidente. “Siamo di fronte a un patrimonio dell’umanità – ha dichiarato ieri l’archeologo in un’intervista a Il Messaggero – è una cosa mostruosa che si pensi di realizzare una discarica. Vuole dire che non abbiamo più la pallida idea di cosa sia il nostro patrimonio. Villa Adriana – ha aggiunto Carandini – era la Versailles dei romani. Ecco immaginiamoci una discarica a 750 metri dalla Versailles dei romani”.

Contrario e perlesso anche il sindaco di Roma, Alemanno che oggi, ospite a ‘Omnibus’ su La7 ha dichiarato: “Sono due-tre mesi che va avanti un ping-pong infinito non all’interno di regione, provincia, comune e Stato, ma all’interno di apparati dello Stato. Il che è imbarazzante”. Sulla polemica della scelta del sito di Corcolle per la discarica, il sindaco ha aggiunto: “Spero che oggi il Cdm dia un’indicazione o che comunque si esca da questa situazione”.

Anche opposizioni politiche, intellettuali, uomini e istituzioni culturali contestano ferocemente la localizzazione di Corcolle a cominciare dalla presidente del Fondo, Ilaria Buitoni, che si dice certa che la “discarica distruggerà la Villa”.

L’unica voce fuori dal coro è quella della governatrice della Regione Lazio, Renata Polverini. ”Se Monti ha deciso di andare avanti allora vuol dire che gli ostacoli sono terminati. Finalmente si potrà passare alla fase successiva. Con la lettera di ieri – ha aggiunto la presidente – il premier ci dice che grazie alla tecnologia che abbiamo a disposizione sarà possibile salvaguardare le falde acquifere. E poi, in quella discarica, non potremo più riversare il rifiuto ‘tal quale’. Sarà obbligatorio trattarlo. E poi – ha concluso la Polverini – nel Lazio non abbiamo luoghi ‘incontaminati’ dalla storia. In qualunque zona fosse ricaduta la scelta si potevano porre gli stessi problemi”.

La sindrome del ‘Nimby’ colpisce ancora. Sono anni che si cerca un surrogato di Malagrotta, si sono passati in rassegna decine di siti e forse alla fine si è scelta la soluzione peggiore. Ciò non toglie che localizzare un impianto così invasivo come una discarica di rifiuti urbani sia una delle imprese più disperate che un amministrazione locale possa affrontare.

D’altro canto Roma rischia di fare la fine di Napoli se non si trova una scelta definitiva. Chi strilla quindi contro Corcolle dovrebbe invece preoccuparsi di trovare un’alternativa.

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