11:55 | Scoperti scavi archeologici abusivi: 5 denunce

Scoperti a Roma scavi archeologici abusivi: sequestrati 18mila reperti archeologici, cinque persone denunciate alle Procure della Repubblica di Roma e Tivoli per i reati previsti dal “Codice Urbani”. E’ il bilancio dell’operazione “Valerio Massimo”, portata a termine dai militari del Comando provinciale di Roma della guardia di finanza, che ha interessato una vasta area in località Cineto Romano.

Ma non solo, le fiamme gialle hanno scoperto una villa di età romana, una necropoli imperiale e un santuario del popolo Equo. Le indagini, condotte dai finanzieri del nucleo di polizia tributaria di Roma, sono state avviate sulla base di una mirata attività di intelligence e di controllo del territorio. Così le fiamme gialle hanno ritrovato un sarcofago in marmo, di età imperiale, che stava per essere trafugato, nascosto in un sito vicino all’antica Via Tiburtina Valeria, a Cineto Romano.

Le indagini, dopo il sequestro del sarcofago, hanno portato a identificare inizialmente tre persone ritenute responsabili degli scavi abusivi. Durante le perquisizioni, nelle loro abitazioni, sono stati trovati numerosi reperti, steli epigrafe, segnacoli funerari, cippi miliari del sistema viario consolare, provenienti dalla Statio ad Lamnas, antico centro equo e poi romano posto a ridosso della Valle dell’Aniene, e anche una copiosa documentazione, grazie a cui gli investigatori sono risaliti ad altri due “tombaroli”.

Le indagini sono poi proseguite attraverso l’elaborazione e l’interpretazione di una serie di appunti contenuti in agende e taccuini sequestrati agli indagati, fino a ricostruire una vera e propria “mappa del saccheggio”. Seguendo quest’ultima i finanzieri sono arrivati all’area dello scavo clandestino, che aveva già portato alla luce le prime testimonianze di una necropoli di età imperiale, di una villa rustica romana con un annesso per la produzione e conservazione di derrate alimentari, e di un santuario equo con cinta muraria, tutti nel Comune di Cineto Romano e sconosciuti fino a quel momento.

I siti sono quindi stati quindi oggetto di specifici scavi scientifici, condotti dalla Soprintendenza per i beni archeologici del Lazio e hanno portato alla luce importanti testimonianze delle civiltà equa e romana.

L’operazione “Valerio Massimo”, che prende il nome dal console romano che elevò al rango di “consolare” l’antica Via Tiburtina, si è conclusa con la denuncia alle competenti autorità giudiziarie di 5 persone, responsabili a vario titolo dei reati di “violazione in materia di ricerche archeologiche”, “impossessamento di beni culturali appartenenti allo stato” e “ricettazione”.

In totale sono stati sequestrati 17.932 reperti archeologici, molti dei quali ritenuti di “straordinario interesse”, infine, sono state scoperte – e sequestrate – tre complesse strutture, una residenziale e due religiose, mai censite nelle mappe della Soprintendenza.

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