Terremoto al vertice Generali scuote l’Italia

Assocurazioni_generali_aperturaLa vicenda Fonsai-Unipol mette in crisi i rapporti all’interno del Cda di Assicurazioni Generali. Mediobanca vs Perissinotto

 

ROMA – In una crisi che ormai ha aggredito le fondamenta del sistema economico italiano, i cigolii delle strutture si fanno sempre più preoccupanti. D’altronde quello che sta avvenendo in campo assicurativo a seguito dell’uragano Fonsai-Unipol (con contorno di Matteuccio Arpe) non poteva non ripercuotersi ai vertici dell’edificio.

Lo scontro rusticano che scuote in queste ore il consiglio di amministrazione delle Assicurazioni Generali è un evento mai registrato nella storia economica italiana e destinato probabilmente a cambiare la geografia del potere nel nostro Paese.
Per questo riteniamo del massimo interesse la pubblicazione integrale della lettera inviata a tutti i consiglieri con cui l’amministratore delegato di Generali, Giovanni Perissinotto, respinge al mittente l’invito a dimettersi e contrattacca lanciando dure accuse al socio Mediobanca.

“Voglio anticipare a tutti voi consiglieri – scrive Perissinotto – che non ho alcuna intenzione di accogliere la mozione di sfiducia anticipatami dall’azionista Mediobanca e di presentare le mie dimissioni. Ciò per la semplice ragione che non esiste un motivo oggettivo per farlo; per la verità ci sono tutte le ragioni per non farlo.

“Esprimo anzitutto la mia incredulità perchè, in un momento così impegnativo e delicato sia per le Assicurazioni Generali che per il Paese del cui sistema finanziario Generali è una parte importante, il nostro socio di maggioranza relativa ritenga appropriato o consigliabile mettere ancora una volta i propri interessi sopra quelli della Compagnia, dei suoi assicurati, dei suoi impiegati e della stragrande maggioranza dei suoi azionisti.

“Nonostante negli anni io abbia, mio malgrado, preso atto che Mediobanca ritiene di avere diritti speciali sul destino delle Generali, sono ancora incredulo di fronte a quanto mi è stato comunicato dal socio Mediobanca lo scorso mercoledì, ovvero che gli amministratori su cui detto socio ritiene di esercitare una speciale influenza non avrebbero più fiducia nella mia leadership.

“Lontana da me l’idea di mettere la salvaguardia della mia personale posizione sopra gli interessi di Generali. Anche se – puntualizza Perissinotto – l’insoddisfacente performance del titolo non è il risultato di errori di gestione ma è legato alla percezione dei mercati sull’ esposizione di Generali verso l’Italia.

“So che l’indipendenza che io, assieme al management, abbiamo sempre cercato di perseguire è stata talvolta di poco aiuto al ruolo sistemico che secondo alcuni Mediobanca dovrebbe giocare nel nostro Paese. Ma ho sempre considerato questo problema come un problema del nostro azionista e non nostro. In tempi recenti però questa indipendenza di spirito e di azione ha provocato un irrazionale sospetto da parte del management di Mediobanca.
“Io ho seri dubbi sulla visione strategica di questa operazione (Fonsai-Unipol, ndr), non solo per la inquietante prova che non si può certo ignorare riguardante la salute finanziaria di quello che dovrebbe essere il salvatore. Al contrario di quella che sembra essere la convinzione del top management di Mediobanca, io non reputo che sarebbe corretto per me essere coinvolto in alcun modo nella vicenda Fonsai. In ogni caso, è evidente che la errata convinzione che io abbia in qualche modo aiutato – o più precisamente non abbia esercitato la mia influenza per evitare la partecipazione di una parte in transazioni che ‘minacciano’ interessi vitali per Mediobanca – sia all’origine della mozione di sfiducia mossami quale Ceo di Generali.
“Non ho dubbi che il nostro azionista di riferimento abbia già individuato un candidato ‘presentabile’ per ricoprire la posizione di Ceo in Generali e scelto all’ esterno del nostro gruppo. Tuttavia per quanto questa persona possa essere rispettabile, la sua scelta non potrà fare a meno di essere ‘inquinata’ dal fatto che la sua nomina è dettata da logiche che prescindono da valutazioni di business”.
Perissinotto conclude la lettera annunciando che non si dimetterà e facendo notare che ”qualsiasi mossa in grado di destabilizzare la più grande istituzione finanziaria del Paese nella percezione del mercato sarebbe quantomeno inappropriata”.

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