Corte Conti: troppe tasse a rischio la crescita

SLIDER_magistraturaEccessiva pressione fiscale che allontana la ripresa. Maggiore equità distributiva per il sistema impositivo

 

ROMA – Ora non sono più solo i partiti di opposizione, o una quota sempre più consistente della scienza economica a chiedere una svolta nella politica del governo Monti. Ora anche la Corte dei conti, il massimo organo di controllo amministrativo, rileva nel suo rapporto 2012 sulla finanza pubblica che “lo scorso anno il gettito fiscale è rimasto al di sotto delle previsioni, penalizzato dalla mancata ripresa dell’economia”.

Si dimostra dunque ancora una volta che, a dispetto di quanto sostenuto dai tecnici, la recessione indotta dalla politica di austerity non solo non risolve i problemi della finanza pubblica, ma li aggrava. Ricorda infatti la Corte che “le spese dello Stato risultano diminuite, nel biennio 2010-2011, di circa il 6 per cento. Uno sforzo di contenimento di grande rilievo, anche se del tutto sbilanciato nella composizione: ad una riduzione di meno del 3 per cento delle spese correnti fa riscontro la caduta delle spese in conto capitale del 26 per cento”.

Anche la gestione della spesa sanitaria ha presentato, nel 2011, risultati migliori delle attese. A consuntivo le uscite complessive (112 miliardi) sono state inferiori di oltre 2,9 miliardi al dato previsto e riconfermato, da ultimo, lo scorso dicembre, nel quadro di preconsuntivo contenuto nella Relazione al Parlamento.

L’effetto congiunto dei tagli alla spesa pubblica e soprattutto dell’aumento della pressione fiscale ha generato quegli “impulsi recessivi che una maggiore imposizione trasmette all’economia reale, dunque il rischio che un ulteriore rallentamento dell’economia allontani il conseguimento degli obiettivi di gettito. Il pericolo di un avvitamento deve essere attentamente monitorato, disinnescando il circolo vizioso che va delineandosi”.

La Corte dei conti raccomanda in sostanza di “incidere più concretamente sui fattori che bloccano la crescita, per recuperare, attraverso maggiori incrementi del Pil, il gettito mancante. Ciò implica che l’intervento sulla spesa andrebbe ricollocato all’interno di un obiettivo di più lungo periodo”.

Ma l’aumento della pressione fiscale non ha solo effetti frenanti sulla ripresa dello sviluppo, ma “si pone in contraddizione con gli stessi indirizzi di riordino del sistema tributario italiano, ispirati a finalità di maggiore equità distributiva. Il 2011 – conclude la Corte – ci ha consegnato la realtà di un sistema impositivo ancora distante dal modello europeo: segnato dalla coesistenza di un’elevata pressione fiscale e di un elevatissimo tasso di evasione”.

L’accoppiata di questi due cronici mali dell’economia italiana se non affrontata con decisione (e non pare che vi siano per ora segni concreti di contrasto) rischia di allontanare la ripresa effettiva dello sviluppo a data da destinarsi.

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