Il governo boccia la trasparenza online degli enti di ricerca

lente-di-ingrandimentoSecondo l’analisi dei siti web su 18 enti presi in esame solo due (Cnr ed Enea) riescono a soddisfare i requisiti minimi

 

ROMA – Solenne bocciatura degli enti di ricerca da parte del governo. Secondo infatti ‘La bussola della Trasparenza’, l’iniziativa del ministero della Pa, in linea con i principi dell’Open Government, come strumento di analisi e monitoraggio dei siti web delle pubbliche amministrazioni, nessuno dei diciotto enti presi in esame fornisce ai cittadini informazioni via web tali da potersi considerare sufficienti.

E’ questo l’impietoso verdetto che si è abbattuto sul gotha della ricerca italiana. Rispetto infatti ai 42 indicatori prefissati dal dipartimento della Funzione Pubblica, solo l’Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn) ne riesce a soddisfare ben 27 (di cui 7 da perfezionare) seguito, ma da lontano, da Cnr ed Enea che si fermano a 12. Tutti gli altri vanno peggio. E non è cosa da poco visto che tra gli indicatori minimi prefissati ci sono curricula e retribuzioni dei dirigenti, tassi di assenza e di maggiore presenza del personale, ammontare complessivo dei premi collegati alla performance stanziati e quelli effettivamente distribuiti, incarichi, consulenze, concorsi, pagamenti, contratti, scadenze e modalità di adempimento dei procedimenti. Insomma quella che viene chiamata trasparenza.

Secondo la classifica, riferisce Il Foglietto della Ricerca, si fermano a 10 l’Agenzia spaziale italiana (Asi), l’Istituto per la nutrizione (Inran) e quello per la Metrologia (Inrim). Staccato di quattro lunghezze, con soli 6 indicatori positivi, troviamo l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv). A 5 si piazza l’Isfol.

L’Invalsi (Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione), chiamato solitamente a valutare gli altri, questa volta deve incassare un vergognoso punteggio di 3 su 42, così fornendo una informazione telematica che probabilmente nessuna delle scuole italiane valutate dallo stesso Invalsi avrà ottenuto.

Stesso risultato per l’Inaf. Due big dell’informazione, l’Istat e l’Istituto superiore di sanità, si fermano, invece, miseramente a 2. Peggio di loro, si fa per dire, fanno soltanto l’Istituto nazionale di economia agraria (Inea), il Centro Fermi, l’Istituto italiano di studi germanici e la Stazione Zoologica “Anton Dhorn” di Napoli, con un solo disco verde e 41 rossi.

Dulcis in fundo, con tanto di maglia nera, non soddisfano alcun requisito il Cra (Consiglio nazionale per la sperimentazione in agricoltura) e l’Osservatorio di geofisica (Ogs) di Trieste. Non pervenuta la valutazione del sito dell’Ispra.

In pratica, i siti internet – secondo il governo – mancano di tutto, anche delle notizie più elementari. Eppure, per l’allestimento e per l’aggiornamento dei siti web di soldi pubblici se ne spendono parecchi. È dunque auspicabile adesso che si realizzi finalmente quella trasparenza grazie alla quale il cittadino potrà controllare il reale impiego delle risorse pubbliche.

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