Allarme di Confindustria, l’Italia arretra

Squinzi_slider_bisPerde posizione nella classifica mondiale dell’industria manifatturiera. Alto rischio per credit crunch

 

ROMA – La recessione, il credit crunch e la bassa produttività hanno causato un arretramento dell’Italia nella classifica mondiale dell’industria manifatturiera. Secondo il Centro studi di Confindustria il Paese è sceso dalla quinta all’ottava posizione e la stretta dell’erogazione del credito da parte delle banche “fa mancare ossigeno al settore manifatturiero”.

“Il baricentro della produzione manifatturiera mondiale – spiega il rapporto presentato oggi – si muove sempre più velocemente verso i paesi emergenti. Tra il 2007 e il 2010 Cina, India, e Indonesia hanno conquistato 8,7 punti percentuali di quota. La Cina, con +7,7 punti al 21,7%, è in vetta alla classifica da un triennio, avendo scalzato gli Usa. L’India è ascesa al settimo posto, superando Italia, Francia e Regno Unito; il Brasile, sesto, ha guadagnato quattro posizioni; la Russia sale al decimo posto, scavalcando Spagna e Regno Unito”.

Meno brillanti i paesi emergenti europei: la Turchia perde una posizione, la Polonia rimane ventesima. L’Italia dal 4,5% è passata al 3,3%. Rilevanti perdite hanno subito anche gli Stati Uniti (-3,9%), Francia e Regno Unito (-0,9%), Spagna (0,7%) e Canada (-0,4%). L’Ue 15 “nell’insieme resta la seconda potenza industriale mondiale” ma cala dal 27,1% al 21%.

Sulla situazione finanziaria delle imprese italiane, aggiunge il Csc, grava anche l’ulteriore allungamento dei tempi di pagamento della pubblica amministrazione: nel primo trimestre dell’anno l’attesa è salita a 180 giorni, dai 128 giorni del 2009. “In altre economie è avvenuto il contrario: i tempi di pagamento della Pa sono stati accorciati in Francia a 65 giorni e in Germania a 36 giorni”.

Per il Csc, inoltre, “resta alto il rischio che il credit crunch prosegua nei prossimi anni”, nonostante “gli straordinari interventi attuati dalla Banca centrale europea”. Tutto ciò, si spiega nel rapporto, “minaccia la stessa sopravvivenza di alcune parti importanti dell’industria italiana, proprio quando è accelerato lo spostamento di quote di produzione e di scambi globali verso i paesi emergenti”.

E se l’Italia è in difficoltà, il presidente di Confindustria dice no a un nuovo aumento dell’Iva. “Il gettito dell’Iva è calato – ha sottolineato Squinzi – perché i consumi interni stanno calando. Se alziamo ulteriormente le aliquote Iva c’è da aspettarsi un ulteriore calo dei consumi interni”. A proposito del carico fiscale su imprese e privati cittadini ha aggiunto: “E’ nettamente più elevato rispetto agli altri paesi europei”.

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