1800 miliardi di investimenti in reti e centrali elettriche

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Nei prossimi 20 anni cambierà il modello di business elettrico. I big all’International Electricity Summit

ROMA – Un quadro di regole certe per 1.800 miliardi di euro di investimenti nella sola Europa, necessari nei prossimi 20 anni per adeguare le reti e la capacità produttiva. E’ quanto chiedono i 41 presidenti, amministratori delegati e top manager del settore elettrico, arrivati da tutto il mondo a Roma per la due giorni di confronto all’International Electricity Summit.

«Il paradigma dell’elettricità sta cambiando e costringerà le imprese a mutare il loro modello di business». Ne è convinto l’amministratore delegato dell’Enel e presidente di Eurelectric, Fulvio Conti, che chiudendo l’Electricity Summit 2011 ha spiegato che «i consumatori stanno aumentando la loro capacità anche di generare elettricità e, grazie alle rinnovabili, stanno diventando ‘prosumers’, produttori e consumatori». Inoltre, «nuove figure e fornitori di elettricità stanno entrando nel mercato, basti pensare a Google». Mentre nuovi usi dell’elettricità si stanno affermando come i più efficienti e sostenibili in sostituzione degli idrocarburi: dalla mobilità elettrica ai sistemi di riscaldamento / raffreddamento degli edifici.

A margine del Summit mondiale delle aziende elettriche – cui hanno partecipato le associazioni di settore di Usa, Giappone, Canada, Sud America e (per la prima volta) Cina, oltre naturalmente a Eurelectric – Conti ha definito «pessimistiche» le recenti previsioni secondo cui questo inverno la sicurezza delle forniture sarà a rischio in caso di temperature particolarmente rigide, soprattutto a causa della chiusura di 8 centrali nucleari tedesche. 

Se un problema esiste, ha detto infatti Conti, è più nella mancanza di un adeguato sistema di trasmissione che nel parco di generazione e, in tal senso, Italia ed Europa devono moltiplicare sforzi e investimenti per sviluppare al più presto le infrastrutture di trasporto, anche sensibilizzando i cittadini per evitare l’effetto Nimby.

Il presidente di Eurelectric si è detto poi «preoccupato» dall’instabilità del quadro regolatorio, che non offre le necessarie certezze per mettere in campo investimenti nel settore elettrico europeo stimati in 1.800 miliardi di euro al 2030. Il passaggio del sistema emission trading dal “cap and trade” alle aste, ha esemplificato Conti, presenta ancora numerose incertezze.

Tutti i 41 top manager che hanno partecipato al Summit romano hanno del resto sostenuto la “necessità basilare” che i Governi sostengano gli investimenti con chiare politiche nei settori dell’energia e dell’ambiente.

La dichiarazione finale del Summit insiste su quattro principali “direttrici di investimento” globali per i prossimi anni: accelerazione e modernizzazione dei mezzi e degli strumenti per distribuire l’elettricità, integrazione delle fonti rinnovabili nella rete garantendo la loro connaturata intermittenza, sviluppo delle tecnologie di cattura e stoccaggio della CO2, costruzione di una nuova generazione di impianti nucleari e idroelettrici.

«Anche ascoltando l’approccio dei delegati delle grandi imprese elettriche giapponesi», ha concluso Conti, «emerge che la produzione di energia da fonte nucleare rimane ancora fondamentale per assicurare nel futuro la sicurezza di approvvigionamento di cui i Paesi e i sistemi industriali ed economici hanno bisogno».

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