Confindustria, mercato del lavoro lontano dai giovani

Jacopo_MorelliÈ l’allarme lanciato dal leader dei Giovani imprenditori, Morelli. Rischio tensione sociale

 

ROMA – “Credo che il tempo dell’analisi, delle riflessioni sia irrimediabilmente scaduto, è partito il tempo del fare, dobbiamo agganciarci e mettercela tutta, crediamo in questo paese. Vogliamo che questo torni a essere il Paese dove è bello fare impresa e ritrovi la via della crescita”. Così il presidente della Confindustria, Giorgio Squinzi, portando il saluto al convegno dei Giovani imprenditori a Santa Margherita Ligure.

L’Italia “è in bilico sul filo del rasoio”. E’ l’allarme lanciato dal presidente dei Giovani imprenditori di Confindustria, Jacopo Morelli, aprendo la due giorni di convegno dedicato quest’anno a Europa, innovazione e legalità. Per questo Morelli invoca ”azioni coraggiose”, perché il Paese sta diventando ”più povero, diseguale e spaventato. Oltre le statistiche, i saldi di bilancio e i dati finanziari – ha proseguito – le conseguenze sono drammatiche: disoccupazione che cresce, imprese che falliscono, tensione sociale”.

Gli under 40 di Confindustria propongono di mettere “le risorse e il nostro impegno – ha concluso – per creare lavoro e nuova ricchezza. Noi abbiamo deciso dove stare: in prima linea. Abbiamo deciso di difendere quei principi che stanno oltre il filo spinato della crisi: l’Europa, la legalità, l’innovazione”. La sfida, ricorda “non è solo economica, ma fra visioni del mondo: da una parte ci sono benessere, pace sociale, democrazia, dall’altra recessione, diritti di libertà e giustizia in pericolo”.

Per Morelli, poi, “il mercato del lavoro, nonostante sia appena stato riformato, continua a essere lontano dalle esigenze dei giovani e le retribuzioni continuano a essere legate solo all’anzianità invece che premiare la produttività”. E ha rilevato: ”Passa dai giovani ogni politica di rilancio, prima se ne prende consapevolezza meglio è”. ”Avevamo chiesto una riforma previdenziale e un alleggerimento fiscale per le nuove assunzioni di giovani e donne – ha ricordato – il governo ha avuto il coraggio della prima e ha dato segnali di attenzione al secondo aspetto, riducendo l’impatto dell’Irap sul costo del lavoro per gli occupati più giovani. E’ un gesto che apprezziamo, non scordando però quanto ci sia ancora da fare”. Ricordando che ”285 ore all’anno impiegate per pagare le tasse sono il segno di una disfunzione profonda”, Morelli ha rilevato che ”a scontare il male sono soprattutto i giovani”. Per questo il leader dei Giovani imprenditori chiede ”risorse per fornire gli strumenti di partenza alle nuove generazioni e per stimolare la creazione di impresa. Il sistema impositivo italiano – conclude – deve prevedere un fisco semplice, pro start up, con una tassazione basata sulla cassa invece che sulla competenza”.

“L’Italia resta un Paese con troppe tasse – insiste il presidente dei Giovani imprenditori di Confindustria – dove sono soprattutto i giovani imprenditori a essere penalizzati”. ”Il peso fiscale, assieme a quello burocratico, penalizza lavoratori e imprese italiani al limite di un incomprensibile autolesionismo”, sottolinea aggiungendo: “Talvolta ci sentiamo bersagliati da un fuoco amico. Venti punti di tax rate in più sulle imprese rispetto alla Germania dicono tutto”. Quanto all’evasione fiscale “fa parte della zavorra di inciviltà che attanaglia l’Italia, le tasse vanno pagate”. Poi il monito: “E guai a toccare chi, facendo solo il suo dovere le fa pagare”. Le tasse, ha proseguito Morelli “vanno criticate se ingiuste e inique ma vanno pagate. Proprio perché le paghiamo possiamo, da cittadini, riaffermare come pochi giorni fa ha fatto anche il governatore della Banca d’Italia, che hanno superato il limite della tollerabilità e minano la ripresa dello sviluppo”.

Infine secondo una ricerca dei Giovani di Confindustria in collaborazione con il centro studi presentato oggi nel corso del convegno emerge che su 13 milioni di giovani under 35, 9 milioni vivono ancora a casa con i genitori e solo in 2 milioni hanno dei figli. Il salario medio per gli under 35 è di 1123 euro, cifra che scende a 1000 per le donne. Fra il salario di un 35enne e quello di un 65enne c’è uno scarto retributivo del 29%; la differenza sale addirittura al 92% nel confronto fra laureati.

Per i giovani industriali – ci dicono altri dati – il mercato italiano è chiuso per i più giovani: alla poca flessibilità in entrata (un ragazzo di 25 anni in Italia ha il 25% di possibilità di trovare lavoro, contro il 35% della Germania e il 45% Gran Bretagna) corrisponde una elevata flessibilità in uscita (la probabilità di transizione da occupazione a disoccupazione a 25 anni e’ del6,3% in Italia contro il 4,1% della Germania), che diminuisce drasticamente però dopo i 35 anni (al 2,1% contro il 4% della Germania).

La fotografia dei giovani italiani rimanda una società ancora molto familistica, dove scuola e lavoro appaiono come universi in comunicanti, i salari sembrano crescere solo con l’anzianità di servizio e non con il merito e i giovani vengono esclusi dai posti di dirigenza.

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