Governo, slitta il decreto sviluppo, vertici di Pdl e Pd

Monti_PasseraPassera furioso. La Ragioneria boccia i decreti. Rai a Agcom le priorità di Monti. E la riforma elettorale si allontana

ROMA – Governo in difficoltà sia sulla politica economica, sia sul ddl anticorruzione che potrebbe richiedere un voto di fiducia per essere approvato dalla Camera la prossima settimana. Voci insistenti parlano di un ulteriore rinvio del decreto sullo sviluppo che avrebbe dovuto essere discusso nel Consiglio dei ministri di ieri. Un nuovo Cdm potrebbe essere fissato già oggi ma secondo le indiscrezioni dovrebbe discutere esclusivamente delle nomine che spettano al governo per le authority e del rinnovo del Cda della Rai.

Fonti parlamentari riferiscono che Corrado Passera, ministro dello Sviluppo, sarebbe infuriato e deluso per la mancata copertura economica al decreto a cui ha lavorato. Ieri sera c’è stato a sorpresa un summit ministeriale a Palazzo Chigi, a cui hanno partecipato il premier Mario Monti e alcuni ministri: fra questi Corrado Passera (Sviluppo Economico), Paola Severino (Giustizia), Elsa Fornero (Lavoro), Vittorio Grilli (viceministro per l’Economia). Anche in questa riunione si sarebbe discusso di authority e Rai, accantonando il problema del decreto sviluppo.

Ieri il Cdm ha varato il ”piano nazionale famiglia” prevedendo aiuti fiscali e abitativi per i nuclei famigliari, oltre a dare il via libera a quattro decreti legislativi che recepiscono norme comunitarie. Non si è discusso invece del decreto sviluppo che doveva sancire l’attesa fase due della politica economica del governo, dopo la prima dedicata al risanamento dei conti pubblici.

Secondo alcune ricostruzioni, la Ragioneria generale dello Stato avrebbe bocciato la parte più importante dei decreti messi a punto dal ministro Passera. Sotto la ghigliottina delle compatibilità economiche sono finiti la norma che prevedeva di portare a un milione di euro la possibilità per le imprese di compensare i crediti e i debiti con il fisco, il maxi incentivo da 600 milioni per le aziende che investono in ricerca e il bonus sulle ristrutturazioni edilizie che Passera avrebbe voluto portare al 50%.

A questa impasse del governo si deve aggiungere la frase pronunciata ieri da Monti nel collegamento in videoconferenza con il congresso dell’Acri (l’associazione che raggruppa fondazioni di origine bancaria e organizzazioni no profit) in corso a Palermo: ”Il mio governo e io abbiamo sicuramente perso in questi ultimi tempi l’appoggio, che gli osservatori ci attribuivano, dei poteri forti. Non incontriamo, infatti, favori in questo momento di un grande quotidiano che è espressione autorevole di poteri forti, e presso Confindustria”. Il riferimento polemico è stato interpretato come rivolto al Corriere della Sera, il quotidiano a cui Monti ha collaborato fino alla vigilia del suo mandato di premier.

Il presidente del Consiglio, in serata, ha poi deciso di spostare l’attenzione sulle nomine per il Cda della Rai e per le authority. Per la presidenza del servizio pubblico radiotelevisivo e per quella dell’Autorità delle comunicazioni (Agcom), l’intenzione di Monti sarebbe quella di nominare personalità di indiscusso prestigio e poco legate alle logiche di partito.

Per l’Agcom, la scelta potrebbe cadere su Angelo Cardani, docente di Economia politica alla Bocconi. Le difficoltà economiche e le nomine per authority e Rai potrebbero però inasprire ulteriormente i rapporti tra il governo e i partiti che lo sostengono.

Oggi alle 10 è stato convocato l’Ufficio di presidenza del Pdl. Il segretario Angelino Alfano, in una breve nota, ha fatto un riferimento positivo all’articolo di Renato Schifani, presidente del Senato, apparso sul Il Foglio nel quale si sprona il Pdl a ritrovare identità e proposte: i suoi contenuti sono diventati l’ordine del giorno della riunione odierna.

Il malessere nei confronti del governo è alto. La componente degli ex An in particolare – Maurizio Gasparri, Ignazio La Russa, Giorgia Meloni, Altero Matteoli – spinge per staccare la spina anche se non è chiaro con quali alleanze il Pdl si presenterebbe alle elezioni, dal momento che finora non è decollato il progetto della ”federazione dei moderati” aperta all’Udc e il rapporto privilegiato con la Lega Nord sembra difficile da riproporre.

Tensioni pure nel Pd, che per oggi alle 11 ha convocato la propria Direzione. Il segretario Pier Luigi Bersani ha ribadito che è sua intenzione far proseguire la legislatura fino al termine naturale del 2013 ma giovani dirigenti come Stefano Fassina, responsabile economico, e Matteo Orfini, responsabile culturale, hanno espresso posizioni di segno contrario optando per elezioni anticipate a ottobre convinti del progressivo esaurimento della spinta propulsiva del governo Monti. Bersani, nella sua introduzione alla Direzione, dovrà inoltre spiegare con quali alleanze intende andare alle elezioni e se le primarie a cui ha fatto riferimento nei giorni scorsi riguarderanno il Pd o una eventuale coalizione. Quest’ultima, con l’opposizione dei veltroniani, potrebbe includere Sel e Idv ma potrebbe anche limitarsi a una lista civica promossa dal quotidiano La Repubblica.

Mentre il governo guidato da Monti appare attraversare il momento più difficile dal suo insediamento e i partiti che lo sostengono – con l’eccezione di Udc e Fli – sono tentati di voltargli le spalle, evaporano le possibilità di una riforma della legge elettorale malgrado i ripetuti appelli del presidente Giorgio Napolitano. Quella in vigore, senza preferenze e con il premio di maggioranza al partito o alla coalizione vincente, potrebbe essere considerata da Pdl e Pd come il male minore.

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