Laziogate, chiesta assoluzione per Storace

Storace_sliderSecondo il pg il fatto non sussiste. Stessa richiesta anche per gli altri cinque indagati

ROMA – Non era illecito l’accesso al sistema informatico che consentì alla Regione Lazio, per il tramite dell’allora direttore di Laziomatica Mirko Maceri, di attivare, la notte tra il 9 e il 10 marzo 2005, migliaia di accessi con l’anagrafe comunale. Esisteva infatti una convenzione che autorizzava lo stesso Maceri ad accedere alla banca dati del Campidoglio per acquisire informazioni sanitarie e quelle relative alla carta di identità. Per questo motivo, il sostituto pg Antonio La Rosa ha chiesto alla corte di appello di Roma di assolvere l’allora Governatore del Lazio, Francesco Storace, perché il fatto non sussiste.

Storace, che quando scoppiò la vicenda si dimise da ministro della Salute, era stato condannato a un anno e mezzo di reclusione in primo grado per concorso nell’ accesso abusivo a un sistema informatico, quale istigatore di un’azione delittuosa culminata – secondo la procura – con l’incursione nella banca dati dell’anagrafe e con l’attività di spionaggio ai danni di Alternativa Sociale, il movimento guidato da Alessandra Mussolini che nella primavera del 2005 si presentò alle elezioni regionali.
Analoga assoluzione è stata sollecitata nei confronti di Nicola Santoro (figlio del magistrato della commissione elettorale presso la corte d’appello che escluse Alternativa Sociale dalle elezioni), dell’avvocato Romolo Reboa (autore dell’esposto contro AS in relazione alla falsità delle firme dei sottoscrittori della lista dei candidati), dell’ex portavoce di Storace, Nicolò Accame, e dello stesso Maceri, responsabile del ced di Laziomatica.

Il sostituto pg ha chiesto una riduzione di pena per Accame e l’investigatore privato Pierpaolo Pasqua (rispettivamente sei mesi e dieci mesi di reclusione) per il concorso nell’interferenza illecita nella vita privata in relazione a un blitz avvenuto nei locali di AS il 28 febbraio 2005 presso la sede di viale Regina Margherita. L’assoluzione è stata sollecitata, infine, nei confronti di Vincenzo Piso, già vicepresidente del consiglio comunale per An, e di Tiziana Perreca, ex collaboratrice di Storace, condannati in primo grado a 8 mesi per favoreggiamento.

Anche per il giudice della corte di appello Alberto Neri, che ha curato la relazione introduttiva, non ci sono elementi chiari per poter sostenere un coinvolgimento di Storace nell’attività contestata dalla Procura: a suo parere, le indagini non hanno mai accertato a chi potessero essere attribuiti gli accessi a pioggia fatti dalla Regione Lazio nel data base dell’anagrafe. E poi l’unica fonte a carico di Storace era il giornalista Dario Pettinelli, che ha agito, come sottolineato dalla difesa del leader de La Destra, animato da motivi di risentimento e di vendetta quando Storace non lo confermò più all’Ufficio comunicazione e relazioni esterne della Regione.

Fu soltanto Pettinelli (uscito dalla vicenda patteggiando una pena pecuniaria di 3420 euro) a dire che l’allora Governatore era negli uffici della presidenza quando avvenne l’incursione illecita. Ma Storace – ha accertato il giudice relatore – quando cominciò l’accesso al database dell’anagrafe si trovava in auto, proveniente da Latina e diretto a Roma, con il cellulare spento.

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