Warhol: Headlines, le notizie come non l’avete mai viste

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Le opere-titolo dell’artista della pop art americana che rielaboravano prime pagine o ritagli stampa dei media contemporanei


La Galleria Nazionale d’Arte Moderna, anche dopo il proliferare di imponenti Musei di Arte Contemporanea, rimane il luogo più amato dai romani e soprattutto dagli artisti: i suoi spazi, la luce che li invade, il fascino antico, accompagnato sempre da allestimenti asciutti e rigorosi ne sottolineano il piacere di godere le opere esposte.

Si riapre alla stagione estiva con una nuova magnifica disposizione delle collezioni, una mostra dedicata a Ennio Tamburi e un omaggio a Warhol, artista che ha interpretato, come nessun altro, la contemporaneità. La mostra indaga uno degli aspetti più indicativi, quello della comunicazione, gli “Headlines paintings” i lavori che l’artista ha dedicato ai titoli di giornale.

Il più grande di questi lavori è in italiano e riproduce, per tre volte, la prima pagina de “Il Mattino” di Napoli del 23 novembre 1980 con il titolo “Fate presto” che alludeva all’urgenza di soccorrere coloro che si trovavano ancora sotto le macerie del terremoto dell’Irpinia e che fu commissionato dal grande gallerista Lucio Amelio per la serie “Terre Motus”, conservata oggi alla Reggia di Caserta. Questo lavoro è importante per comprendere le novità di tutta la poetica di Warhol: il tema del disastro, comune fin dall’inizio e ricordiamo opere significative come gli incidenti automobilistici, la sedia elettrica, la morte di personaggi famosi, anche lo stesso tentativo di assassinarlo, il tema della riproduzione dell’immagine, del suo ingrandimento e quello della ripetizione virata in differenti colori.

A questi temi si aggiunge qui quello della “notizia” giornalistica posta sul piedistallo dell’arte. Un fatto, ci suggerisce l’artista, diventa tale quando assume una risonanza e soprattutto viene dato con una forma grafica che attiri l’attenzione del lettore. Questo è sempre più evidente nel mondo attuale dove i titoli scorrono ormai in sovrimpressione sui telegiornali alternandosi fra cronaca nera e cronaca rosa.

La mostra indaga, in modo esemplare, il rapporto con i mass media attraverso la grafica, il segno linguistico, sottolinea la velocità con cui l’occhio di Warhol ritagliava, ingrandiva, rileggeva gli avvenimenti più sensazionali. Questo atteggiamento era già presente quando all’inizio del suo percorso artistico aveva coperto il ruolo di grafico, poi di redattore e aveva capito quanto fosse importante elevare a icona le storie intorno a lui. Per arrivare al risultato finale realizzava migliaia di copie. Una ricca selezione di queste è in mostra e rivela, con il passare del tempo arrivando fino alla sua morte nel 1987, le diverse e sempre più innovative tecnologie usate. Ci scorrono davanti tutti gli episodi importanti del Novecento mostrandoci ancora una vola quanto in Warhol sia stato profondo il modo di catturare la realtà per mostrare il desiderio di esserci per “dare scacco alla morte”. Nella ironica e vitalissima presa diretta si nasconde la ineluttabilità della vanitas umana.

(Maria Grazia Tolomeo)

Galleria nazionale d’arte moderna
viale delle Belle Arti, 131
12 giugno – 9 settembre 2012

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