Una marziana a Saxa Rubra

UfoUn pamphlet tratto dal racconto di Ennio Flaiano dà un’idea di come potrebbero andare le cose a viale Mazzini dopo le nomine


ROMA – Oggi una marziana è scesa con la sua astronave a Saxa Rubra, nel prato antistante la palazzina centrale. Alla notizia, tutta la popolazione si è riversata sulla via Flaminia e ostacola il traffico. La curiosità per un essere che viene da un altro mondo è mista ad una speranza «che tutto cambierà», che d’ora in poi alla Rai nulla sarà come prima. Roma intanto ha ripreso subito l’aspetto sbracato e casalingo delle grandi occasioni.

Le prospettive sono – mi dice un amico che ha assistito all’atterraggio – immense e imperscrutabili. Forse tutto: la religione e le leggi, l’arte e la nostra vita stessa, ci apparirà tra qualche tempo illogico e povero. Il fatto che la marziana sia venuta sola dimostra che ella possiede mezzi a noi sconosciuti per difendersi; e argomenti tali da mutare radicalmente il nostro sistema di vita e la nostra concezione del mondo, in totale sintonia con il suo mentore marziano Monti.

Quei pochi che l’hanno vista la descrivono come un donna non bella, di portamento nobile, un po’ malinconica. Veste comunemente, come potrebbe vestire una professoressa di matematica. Due uscieri sono svenuti quando lei è passata, sorridente, tra i cordoni degli improvvisati cortigiani per raggiungere l’ascensore. Nessuno ha osato avvicinarsi troppo. Solo un bambino è corso verso di lei. La scena che è seguita ha strappato grida e lacrime ai presenti. La marziana ha parlato al bambino, dolcemente, carezzandolo. Niente altro. Sorrideva ed era stanca.

Bruno Vespa è particolarmente entusiasta della marziana. Egli ne deduce che le marziane sono certo migliori delle spagnole e forse anche delle americane. Spera che la Tarantola abbia portato con sé i testi poetici della letteratura marziana.

La marziana è stato ricevuta dal Presidente della Repubblica. Nei corridoi di viale Mazzini e di Saxa Rubra si formavano capannelli attorno ai fortunati che hanno visto da vicino la marziana. Sembra che lei conosca molto bene la situazione politica, economica e industriale della Rai. Quando le hanno chiesto perché avesse scelto proprio la Rai per la sua visita ha sorriso finemente. Sembra anche che si tratterrà a Roma molto tempo, forse sei mesi.

Alle tre sono uscite le edizioni straordinarie. La marziana si chiama Anna Maria Tarantola. Ha propositi pacifici benché altre astronavi, a suo dire, incrocino nella stratosfera e non è escluso quindi che altri alieni possano scendere a Saxa Rubra. Sulle conversazioni in corso tra il marziano e le autorità non si hanno indiscrezioni.

Le autorità hanno fatto recintare l’astronave, che si potrà d’ora in poi vedere dietro pagamento di una tassa di cento euro a favore di certe opere assistenziali cattoliche.  Tuttavia i mutilati di guerra, i funzionari del ministero degli interni, i giornalisti con tessera possono entrare gratis. Le scuole e le comitive possono ottenere uno sconto.

Qualche dissennato già se la prende con la marziana. «Ma che è venuta a fare?» ha detto un fattorino. Gli ha risposto un suo compagno: «Vuoi mettere come si sta alla Rai e come si sta nella Banca centrale di Marte? Tu ci staresti in Banca su Marte?». «Manco morto», ha replicato il primo.

Che cosa fa la marziana? Si fa notare che partecipa a troppi ricevimenti, banchetti e cocktails: ma ha pure dei doveri di rappresentanza ed è sola a svolgerli. C’è forse una congiura del silenzio sulle sue intenzioni, che avrebbe chiaramente espresse al presidente del Consiglio? Si è anche parlato della sua decisione di andarsene e un giornale della sera ha venduto centomila copie dando la notizia, poi risultata falsa, che la marziana se ne era tornata da dove era arrivata.

La marziana è stata ricevuta dal Papa. Ne dà la notizia l’«Osservatore Romano» nella sua rubrica in cui vengono segnati per ordine di importanza i nomi delle persone che il Santo Padre ha acconsentito a ricevere in udienza privata. La marziana è tra gli ultimi e così nominata: la signora Tarantola, di Marte.

La marziana sino ad oggi ha ricevuto circa duecentomila lettere, quasi tutte provenienti dall’interno dell’azienda. Un corpo di segretari è impegnato a leggerle. Sono per lo più  di redattori incompresi, donne discriminate, precari dimenticati. In una lettera, dalla sede provinciale di Catania, hanno trovato una sola parola: cornuta. Ma arrivano anche lettere nelle quali si chiede alla marziana di agire presto e le si rimprovera di perdere tempo prezioso. Già la delusione serpeggia.

Parlavamo delle cose italiane, io e il mio amico F, l’altra sera quando lui ha esposto la sua ipotesi. Ha detto: «Ma per quale ragione sarebbe dovuta scendere proprio qui? Io dico che non è venuta di proposito: c’è cascata?». L’idea della marziana che è costretta  ad un atterraggio di fortuna e si comporta come una scopritrice di mondi mi ha molto divertito. Un altro afferma invece che la marziana è un caso tipico di idolatria dell’ignoto. Egli prevede che finirà linciata. Si dice anche – lo noto a titolo di cronaca – che la marziana si è innamorata di un coreografo che però si fa desiderare.

Oggi per la prima volta ho parlato con la marziana. Mi trovavo a Fregene e l’ho subito riconosciuta. Passeggiava sulla spiaggia piena di sole. Guardava il mare e si fermava a raccogliere conchiglie: qualcuna ne metteva in tasca. Poiché eravamo soli sulla spiaggia, si è avvicinata per chiedermi un fiammifero. Ho fatto finta di non riconoscerla, per non offenderla con la mia curiosità. È stata lei a dirmi, puntandosi un dito sul petto: «Io, marziana». Ho finto la sorpresa. Poi mi è balenata l’idea di intervistarla. Pensavo di mettere giù un’intervista diversa dalle altre, una cosa un po’ letteraria per intenderci, di spingerla a considerazioni più vaste delle solite, che la presenza del mare avrebbe forse giustificato, se è vero quanto dice Flaubert che il mare ispira ai borghesi pensieri profondi. Poi la pigrizia mi ha frenato.

La Tarantola ha accettato di fare una particina di marziana in un film che sarebbe diretto da Gabriele Muccino, il quale si sta interessando affinché al finanziamento del film partecipi una società marziana.

Mi sono attardato un po’ stanotte, in via Veneto, perché non avevo sonno. Ad un tavolo di Rosati c’erano la marziana assieme a Gigi Marzullo, Renzo Arbore e Carlo Rossella. Era evidente che la stavano gentilmente prendendo in giro. Quando sono passato ho sentito Carlo Rossella che diceva alla marziana: «Se viene a Capri, a Pasqua, le faccio conoscere Magris, grande ingegno, più di Baricco». La marziana annuiva, cortese e distratta. Poi tutti si sono alzati. Anche la marziana è uscita e sulla porta ci ha salutato, dirigendosi verso l’albergo Excelsior.

È questo un quadro a me così familiare che non manca mai di commuovermi e infatti ho sorriso pensando a questa dolce Roma che mischia i destini più diversi in un giro materno e implacabile. Verso l’Excelsior si è fermata ed è tornata sui suoi passi. Non aveva voglia di andare a dormire, lo capivo bene. La noia della notte, una stanza anonima la tenevano inchiodata davanti ad una vetrina di fiori. Sembra che su Marte non crescano fiori così belli come da noi…

Ha deciso infine di attraversare la strada e, a questo punto, nel grigio silenzio, qualcuno ha gridato forte: «A marziana!…». La marziana si è subito voltata ma ancora una volta il silenzio è stato rotto e stavolta da un suono lungo, straziante, plebeo. La marziana è rimasta ferma e scrutava nel buio. Ma non c’era nessuno o, meglio, non si vedeva nessuno. Si è mossa per riprendere la sua passeggiata; un suono ancora più forte, multiplo, fragoroso, l’ha inchiodata sull’asfalto: la notte sembrava squarciata da un concerto di diavoli.

«Mascalzoni!» ha gridato la marziana. Le ha risposto una salve di suoni, prolungata, scoppiettante come un atroce fuoco d’artificio, che si è poi spenta in una corona di abili fiorettature solo quando la marziana ha potuto confondersi nella piccola folla che stazionava davanti al Caffè Doney. Abbiamo potuto dedurre che i giovinastri erano in folto gruppo, nascosti dietro l’edicola di giornali di via Boncompagni.

Più tardi, tornando a casa, ho visto la Tarantola che si dirigeva sola, a lunghi passi morbidi, verso Villa Borghese. Sopra le chiome dei pini brillava il rosso puntino di Marte, quasi solitario nel cielo, e lei si è fermata a guardarlo. Si parla infatti di una sua prossima partenza, sempre se riuscirà a riavere l’astronave, che gli albergatori hanno fatto, si dice, pignorare.

Potrebbero interessarti anche