16:54 | Appalti G8, a Roma rischiano processo in 17

Il 13 aprile scorso furono effettuati sequestri per equivalente di beni e proprietà per oltre 32 milioni di euro nell’ ambito dell’inchiesta romana sugli appalti del G8 della Maddalena ed i Grandi eventi. Il tribunale del riesame ha poi confermato quel provvedimento che era stato emesso dal gip Nicola Di Grazia, su richiesta dei pubblici ministeri e dell’aggiunto Alberto Caperna.

Oggi gli inquirenti hanno depositato gli atti di quell’indagine che coinvolge 17 persone tra cui l’ imprenditore Diego Anemone, il fratello Daniele, ed i figli di Angelo Balducci, l’ex presidente del consiglio superiore dei lavori pubblici, Lorenzo e Filippo, chiamati in causa come titolari di quote di alcune società. L’atto firmato dai pm in genere prelude alla richiesta di rinvio a giudizio. I reati contestati, a seconda delle singole posizioni, vanno dal riciclaggio all’ appropriazione indebita, alle false fatturazioni. Gli accertamenti sul campo sono stati compiuti dagli investigatori del nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza.

Nel corso dell’operazione del 13 aprile la Gdf pose i sigilli anche alle palazzine G ed H (con piscine) di proprietà della Società Sportiva Romana nel comprensorio del Salaria Sport Village. Avverso quell’ordinanza del gip, dopo il rigetto dell’istanza da parte del riesame, è stato proposto ricorso in Cassazione. La Suprema corte non ha comunque ancora fissato la data per la discussione.

Gli avvocati Cesare Placanica e Antonio Barbieri, difensori di Daniele Anemone, hanno spiegato: “Viene contestata l’appropriazione indebita di beni di una società di cui si detiene il 95% delle quote. A nostro parere è una cosa che non sta in piedi dal punto di vista giuridico. E’ come dire che una persona è sotto accusa perché si appropria di roba sua”.

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