All’Agcom, controllato e controllore a volte si intrecciano

Francesco_G_CaltagironeLa sede di Napoli dell’Autorità appartiene a Francesco G. Caltagirone proprietario del noto gruppo editoriale

 

ROMA – I nuovi vertici dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni che nei prossimi mesi dovranno gestire partite delicate come l’asta delle frequenze tv, la regolamentazione del copyright sul web e della nuova rete in fibra ottica e la questione dell’emendamento sull’ultimo miglio della rete di Telecom Italia, c’è anche una, seppur di minor importanza, sollevata dal deputato dell’Italia dei Valori, Massimo Donadi, a cui dovranno dare una risposta.

In un’interrogazione scritta, il capogruppo, spiega che l’Agcom, come si evince dal sito internet, appare articolata su due sedi, di cui una principale a Napoli ed una secondaria operativa a Roma. La legge istitutiva dell’Agcom aveva stabilito infatti che l’Authority fosse insediata nel capoluogo campano per decentrare le autorità amministrative indipendenti, privilegiando nel caso in questione il Sud Italia.

Tuttavia l’Autorità ha sempre avuto una «doppia» sede a Roma: prima in via delle Muratte ed oggi in via Isonzo. Inoltre, sempre secondo quanto risulta all’interrogante, sembrerebbe che in tutti questi anni, tutti i membri dell’Agcom, nonché il loro staff (presidenti, commissari, segretarie, autisti e altro) si siano riuniti solo di tanto in tanto nella sede di Napoli, pur essendo questa la sede «principale».

La cosa però ‘curiosa’, fa notare Donadi, è che la sede campana dell’Agcom si trova nel centro direzionale, isola B5, di «Torre Francesco» a Napoli di proprietà di Francesco Gaetano Caltagirone, noto immobiliarista e proprietario di numerose testate giornalistiche quali Il Messaggero di Roma, Il Mattino di Napoli e Il Gazzettino di Venezia, e, quindi sottoposto al controllo dell’Authority. Lo stesso Caltagirone, tramite il genero Pierferdinando Casini, leader dell’Udc, sembra essere sponsor orgoglioso anche della nomina di uno dei commissari dell’Authority, Francesco Posteraro.

Considerato quindi che, nell’ottica di ridurre le spese che gravano sul bilancio dello Stato, il numero dei componenti dell’Agcom è stato ridotto da 9 a 5 ed i rispettivi emolumenti sono stati diminuiti del 30 per cento, non si comprende in alcun modo il motivo per cui lo Stato continui di fatto a pagare una doppia sede per l’Agcom e l’affitto di un edificio che, non solo appartiene ad un soggetto controllato dall’Agcom, ma potrebbe essere stato utilizzato nel corso di questi anni solo in modo marginale rispetto alle effettive esigenze.

Il rappresentante dell’Idv chiede quindi al ministro dell’Economia, quali siano i motivi per i quali i componenti dell’Agcom abbiano sempre potuto utilizzare sino ad oggi una doppia sede per lo svolgimento delle loro funzioni e quali e quanti siano i costi connessi al mantenimento di tale «doppia sede».

Infine Donadi interroga il Governo se non concordi sulla necessità di intervenire, in sede di spending review, per individuare un’unica sede di riferimento per l’Agcom all’interno di un edificio che non risulti di proprietà di un soggetto controllato dalla stessa, al fine di evitare una commistione tra controllato e controllore che sarebbe meglio evitare.

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