Ddl anticorruzione, in arrivo la fiducia

paola-severinoRiprende oggi l’esame del provvedimento. L’incandidabilità al centro della scontro tra Pd e Pdl

 

ROMA – Riprende questa mattina in aula alla Camera l’esame del ddl anticorruzione. Le votazioni sono previste dalle 11. L’avvio dei lavori in aula sarà preceduto alle 10 da un nuovo Comitato dei 18 delle commissioni Affari costituzionali e Giustizia, chiamato a dirimere la questione su cui l’esame complessivo del provvedimento si era bloccato: il tema della incandidabilità in Parlamento per i condannati. In ogni caso sembra non ci siano più dubbi, il governo è intenzionato a chiedere la fiducia – ipotizzata nei giorni scorsi dal Guardasigilli Paola Severino (”Se salta la legge governo a casa”) e confermata ieri dal ministro per i Rapporti con il Parlamento Piero Giarda – sugli articoli che restano da affrontare, in particolare il 10 (l’incandidabilità appunto, accantonato nei giorni scorsi) e il 13 e il 14 (norme penali) del ddl.

L’impasse della scorsa settimana non è stata superata ed ecco allora che prende sempre più forma l’ipotesi di un maxiemendamento con all’interno tutto ciò che resta ancora da votare, dall’art. 13 in poi e con l’accantonato art. 10 in aggiunta.
La discussione all’interno della maggioranza sull’incandidabilità sta continuando in queste ore, ma non sembra arrivare ad indicare la strada da percorrere e cioè se non mettere in lista solo chi è stato condannato con sentenza passata in giudicato oppure escludere anche chi ha ricevuto, ma per reati gravissimi, una condanna in primo grado. Il governo, di fronte all’indeterminatezza della maggioranza, sembra deciso allora, con il maxiemendamento, a porre la fiducia sul testo dell’art. 10 così come uscito dalla commissione: non potrà essere più eletto né ricoprire incarichi di governo chi ha avuto una condanna definitiva per reati gravi, come mafia, terrorismo o come quelli contro la Pubblica Amministrazione (corruzione, concussione). Con la delega al governo per la definizione delle norme.

Non uniforme ovviamente di fronte alla fiducia l’atteggiamento dei due principali partiti che sostengono l’esecutivo di Mario Monti. La posizione del Pd è netta, con il segretario Pier Luigi Bersani che assicura il sì se il testo che viene proposto sarà quello uscito dalla commissione, che prevede fra l’altro pene più elevate per il reato di corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio. Norme che avevano registrato il voto contrario del Pdl.

Un Popolo della Libertà che dal canto suo cerca di evitare il ricorso alla fiducia anche se il segretario Angelino Alfano nei giorni scorsi aveva cercato di rassicurare il governo, sostenendo che non è certo intenzione del suo partito far cadere l’esecutivo su una norma il cui impianto principale arriva dal governo Berlusconi. Il Pdl, fra l’altro, continua a chiedere che si cancelli il reato di ‘Traffico d’influenza’ che Severino aveva promesso di riformulare per evitare un’invadenza eccessiva della magistratura sulle attività di lobbying. Un settore, sostiene il partito di Alfano e Berlusconi, non ancora regolamentato.

Nel centrodestra c’è la corsa in queste ore a smentire che il comportamento del Pdl sul ddl anticorruzione sia legato a cosa accadrà in Senato ad un altro delicato tema in discussione, sempre in materia di giustizia: la responsabilità civile dei magistrati. Ma è difficile pensare che il tema in discussione a Palazzo Madama non possa divenire oggetto di trattativa per l’appoggio del Pdl al provvedimento sulla corruzione (o viceversa). In questo senso vanno lette forse le conclusioni della riunione di ieri sera a Palazzo Madama dello stato maggiore del Pdl, convocata da Alfano in vista delle votazioni sulla legge comunitaria che contiene la norma sulla responsabilità civile delle toghe.

L’orientamento che sarebbe emerso dall’incontro è quello di riconfermare il sostegno al testo approvato dalla Camera. Nel corso della riunione sarebbe stata comunque ribadita la forte contrarietà del partito per la decisione del governo di non procedere su un’unica strada in materia di giustizia, facendo pacchetto unico di norme anticorruzione, responsabilità civile dei magistrati e intercettazioni telefoniche.

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