Acea, in aula tornano a scaldarsi gli animi

aula-giulio-cesareScambio di accuse reciproche tra maggioranza e opposizione sull’aggressione di lunedì. Seduta sospesa

 

ROMA – Si riapre la seduta dell’assemblea capitolina dedicata alla delibera 32 e, dopo la bagarre durante i lavori di lunedì, gli animi tornano a scaldarsi.

I lavori riprendono con l’intervento dei capigruppo di Pd e Pdl, Umberto Marroni e Luca Gramazio. Entrambi chiedono che si torni ad un clima di serenità, ma basta che gli esponenti degli opposti schieramenti attribuiscano alla controparte la paternità dei tumulti della scorsa seduta che il clima torna ad accendersi. Marroni sostiene che è l’opposizione ad essere stata aggredita: subito scattano le proteste dagli scranni del centrodestra. E quando è Gramazio a sostenere la stessa cosa, ma a parti invertite, si scatena la reazione vibrante della minoranza. E incomincia il battibecco. Tanto che il presidente dell’assemblea, Marco Pomarici, è costretto a richiamare alla calma, in particolare ammonendo il consigliere Antonio Stampete. La situazione si placa in pochi minuti.

La seduta, come da decisione dell’ufficio di presidenza di ieri, si svolge a porte chiuse. In aula comunque un discreto numero di persone, tutte autorizzate, assiste ai lavori nel pubblico. Marroni chiede la riunione della conferenza dei capigruppo, continuando a contestare la legittimità della votazione sulla sospensiva presentata dal Pdl. Lo stesso fa il capogruppo dell’Udc Alessandro Onorato. Gramazio acconsente. Conviene anche il capogruppo Api Salvatore Vigna. Pomarici acconsente: la seduta è sospesa. Convocata la capigruppo.

La seduta odierna del Consiglio Comunale si è svolta a porte chiuse. Lo ha deciso ieri l’Ufficio di presidenza vietando quindi al pubblico l’aula Giulio Cesare. Il presidente dell’Assemblea Marco Pomarici ha altresì emesso una sorta di Daspo per gli attivisti dei movimenti che lunedì hanno invaso gli spazi del consiglio, trasformandolo in un ring: per undici “facinorosi” il Campidoglio resterà interdetto da uno a tre mesi, mentre per tre esponenti del Pd (Marroni, Ozzimo, De Luca), uno del Pdl (Mollicone) e il civico Quadrana è scattato un semplice richiamo.

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