I “corvi” volano anche sull’Inps

Fornero_sliderLa vicenda del numero degli esodati ha messo in crisi il governo. Chiesta di fatto la testa di Mastrapasqua

 

ROMA – Di chi è quella manina che ha fatto uscire da via Ciro il Grande il foglietto con i numeri di 390.000 esodati che ha mandato nel pallone il ministro Fornero? Il giallo della fuga di notizie riservate appassiona in queste ore i politologi di tutti i colori e non sembra destinato a risolversi in breve.

In ballo infatti non c’è solo il destino di migliaia di lavoratori in gravi difficoltà (“Presentarsi come riformatori e sbagliare i conti sulla vita degli altri, è una prova di grande sciatteria”, dice Nichi Vendola), ma un braccio di ferro nella vera partita per il potere nel nostro Paese.

Con l’incorporazione di Inpdap ed Enpals, l’Inps è diventato il più grande ente previdenziale d’Europa, con un bilancio di 700 miliardi di euro, 35.000 dipendenti e 24,5 milioni di iscritti. L’Istituto dal 2008 è guidato, in regime di monarchia pressoché assoluta, dal presidente Antonio Mastrapasqua che si avvale di un “cerchio magico” di fedelissimi piazzati nei posti chiave della “macchina”. Il direttore generale, Mauro Nori, tenta con scarso successo di difendere il suo avamposto dagli attacchi delle truppe “presidenziali”.

Prima ancora della gaffe sugli esodati, il ministro Fornero aveva provato a rompere l’egemonia di Mastrapasqua istituendo una commissione presieduta da Giovanni Valotti, docente di economia delle amministrazioni pubbliche alla Bocconi, per ridisegnare il sistema di governance dell’Inps. La reazione immediata dell’establishment previdenziale è stata improntata al massimo rispetto istituzionale, ma il disappunto si tagliava col coltello nel palazzone di via Ciro il Grande. Da qui il sospetto dei soliti maliziosi che la trappola tesa alla Fornero abbia nome e cognome ben precisi.

“Se fossimo in un settore privato questo sarebbe un motivo per riconsiderare i vertici. Siamo in un settore pubblico e tutte le procedure vanno rispettate”, è stata la replica molto più scomposta della professoressa torinese, che martedì prossimo risponderà in Parlamento sull’intera vicenda.

Comunque a far vacillare il trono di Mastrapasqua, come se non bastassero le bordate del ministro, ci si mettono pure i passi falsi dei suoi più stretti collaboratori. E’ di ieri infatti una lettera del sindacato di base indirizzata a tutti i responsabili del controllo sull’Istituto per “chiedere se risponda al vero che il Direttore centrale risorse umane, dott. Ciro Toma, abbia di recente autorizzato con propria determinazione la concessione di un prestito di oltre 150.000 euro a se stesso, giustificando tale provvedimento con generici motivi di eccezionale gravità”.

Se la notizia fosse vera – aggiungono i sindacalisti – andrebbe immediatamente verificato se il Direttore centrale abbia agito a norma di regolamento o non siano state modificate le voci stipendiali su cui quantificare l’importo del prestito; se è legittimo che l’autorizzazione al prestito sia firmata dal destinatario dello stesso; quali sono i motivi di “eccezionale gravità” addotti dal Direttore. Di Toma i sindacalisti dell’Usb ricordano incidentalmente che quando lo stesso era direttore regionale del Molise incorse in un altro incidente di percorso affidando una consulenza al fratello.

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