Viene dall’estero l’olio sulle nostre tavole

OlioNonostante siamo il secondo produttore in Europa, l’importazione di olio d’oliva aumenta ogni anno

 

ROMA – Sembra una contraddizione, ma, ahinoi, non lo è. L’Italia, secondo produttore in Europa e nel mondo di olio di oliva con una produzione nazionale media di circa 500 tonnellate, con ben 43 denominazioni DOP riconosciute dall’Unione europea, è anche il primo importatore mondiale di olio che per il 74% viene dalla Spagna, il 15 dalla Grecia e il 7 perfino dalla Tunisia.

L’attacco all’olio italiano sta mettendo a rischio un patrimonio ambientale con oltre 250 milioni di piante sul territorio nazionale che garantiscono un impiego di manodopera per 50 milioni di giornate lavorative all’anno e un fatturato di 2 miliardi di euro. Eppure, sottolinea la Coldiretti, la produzione nazionale sarebbe quasi sufficiente a coprire i consumi degli italiani.

L’olio sulle nostre tavole è, invece, per la maggior parte straniero. L’arrivo di olio di oliva nel nostro Paese ha raggiunto il massimo storico di 584mila tonnellate, superando la produzione nazionale, in calo nel 2011 a 483mila tonnellate. ll risultato del sorpasso è il fatto che oggi la maggioranza delle bottiglie di olio proviene da olive straniere senza che questo sia sempre chiaro ai consumatori, contribuendo ad una pericolosa proliferazione di truffe e inganni.

Olio_dOliva

Il prezzo pagato agli agricoltori per il vero olio di oliva è crollato infatti del 30 per cento anche per effetto di truffe e frodi che danneggiano il settore e colpiscono produttori e consumatori. E’ quanto ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini aggiungendo che “occorre diffidare da quegli olii che sono venduti a prezzi che non riescono a coprire neanche i costi di raccolta delle olive”.

Sulla lotta alle sofisticazioni e agli inganni il presidente Marini, il comandante dei Nas, Generale di Brigata Cosimo Piccinno insieme ad autorevoli esponenti istituzionali hanno presentato una legge salva olio Made in Italy.

“Nel 2011 – ha proseguito Coldiretti – si è verificato un ulteriore aumento del 3 per cento nelle importazioni di olio di oliva dall’estero che sono quasi triplicate negli ultimi 20 anni (+163 per cento), sommergendo di fatto la produzione nazionale, che sarebbe peraltro quasi sufficiente a coprire i consumi nazionali. Gli oli di oliva importati in Italia vengono infatti mescolati con quelli nazionali per acquisire, con le immagini in etichetta e sotto la copertura di marchi storici, magari ceduti all’estero, una parvenza di italianità da sfruttare sui mercati nazionali ed esteri dove sono state esportate 364mila tonnellate nel 2011.

Sotto accusa è anche la mancanza di trasparenza visto che quattro bottiglie di olio extravergine su cinque in vendita in Italia contengono miscele di diversa origine, per le quali è praticamente illeggibile la provenienza delle olive impiegate, secondo una indagine della Coldiretti. E questo nonostante sia obbligatorio indicarla per legge in etichetta dal primo luglio 2009, in base al Regolamento comunitario n.182 del 6 marzo 2009.

Sulle bottiglie di extravergine ottenute da olive straniere in vendita nei supermercati è quasi impossibile, nella stragrande maggioranza dei casi, leggere le scritte “miscele di oli di oliva comunitari”, “miscele di oli di oliva non comunitari” o “miscele di oli di oliva comunitari e non comunitari” obbligatorie per legge nelle etichette dell’olio di oliva. La scritta è riportata in caratteri molto piccoli, posti dietro la bottiglia e, in molti casi, in una posizione sull’etichetta che la rende difficilmente visibile.

Inoltre spesso bottiglie con extravergine ottenuto da olive straniere sono vendute con marchi italiani e riportano con grande evidenza immagini, frasi o nomi che richiamano all’italianità fortemente ingannevoli. I consumatori dovrebbero fare la spesa con la lente di ingrandimento per poter scegliere consapevolmente.

“Per questo è importante – ha concluso Marini – la proposta di legge salva-olio Made in Italy sottoscritta da numerosi parlamentari, a dimostrazione di un vasto consenso che ci si augura conduca ad un iter rapido”.

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