Tanto tuonò che piovve sullo sviluppo

Monti_passera_sliderLe misure adottate oggi dal governo sono ben lontane dal rappresentare la svolta del ciclo economico. La spendig review darà un’altra bella spinta all’avvitamento della recessione. Le privatizzazioni, ultimo capitolo del “risanamento” dei conti pubblici

 

 

ROMA – Alla fine, come ampiamente annunciato, la montagna (61 articoli per 70 pagine) ha partorito il topolino. Se le misure adottate stamattina dal governo con il decreto sviluppo fossero l’unica “benzina” disponibile per rimettere in moto la macchina, la ripresa ce la possiamo scordare ancora per un bel pezzo. Per cominciare infatti a risalire dal buco recessivo in cui è caduta la nostra economia ci sarebbe voluto ben altro.

E invece, marcati stretti dalla Ragioneria Generale, ci si è limitati ad una serie di “pannicelli caldi”, peraltro appesantiti da tempi lunghi di attuazione e procedure burocratiche tristemente note. Prendiamo i bonus per la ricerca: si era partiti da crediti d’imposta per i nuovi investimenti. Si è arrivati a defiscalizzare le sole assunzioni di “personale qualificato” (vedete il funzionario di Equitalia che giudica se quel tecnico di laboratorio è qualificato o no?), per di più con un tetto del 35% fino a un massimo di 200 mila euro per singola impresa. Oppure i minibond che le pmi potranno emettere purchè assistiti da uno “sponsor”, cioè da una banca, che significa cadere dalla padella nella brace. O ancora il riordino degli incentivi alle imprese che cancella (giustamente) 43 norme inutili, ma non aggiunge un euro alla dotazione complessiva del capitolo.

Le uniche misure realmente incentivanti sono quelle che riguardano l’edilizia: il bonus per le ristrutturazioni sale dal 36 al 50% con un tetto massimo di 96.000 euro per un anno, è prevista l’esenzione triennale dell’Imu sui nuovi immobili, mentre ritorna l’Iva per le case invendute.

La verità che alla base del provvedimento non c’è nessuna vision dello sviluppo futuro, non c’è neppure un simulacro di quella “ideona” che il ministro Passera invocava, ma soprattutto non c’è la volontà politica di invertire con decisione il ciclo economico recessivo. Ci si preoccupa solo della liquidità delle banche e si corre nuovamente a rifornirle – come il presidente della Bce si è affrettato a promettere stamattina – ben sapendo che le imprese strozzate dal credit crunch non vedranno un euro dell’ennesimo, generoso regalo di Draghi.

L’obiettivo del governo tecnico si sposta ora sulla riduzione del debito sovrano. Il piano di dismissioni allo studio prevederebbe un taglio di 30 miliardi entro quest’anno e di altri 200 nel prossimo quinquennio. Il primo passo potrebbe consistere nel varo dei primi due fondi immobiliari, uno gestito dalla Cassa depositi e prestiti e l’altro dall’Agenzia del Demanio, a cui verrebbero conferiti 4/500 immobili tra i 12 mila inseriti nella “white list” ai tempi del federalismo fiscale. Una procedura analoga verrebbe adottato per l’altro fondo.

Ma il vero “tesoro” da mettere eventualmente in vendita (e già gli avvoltoi da tempo volteggiano) è costituito dalle Poste, dalla Rai, dalla Sace, dalla Simest e dalle utilities più appetitose degli enti locali. E’ su queste che bisognerà vigilare attentamente affinchè non si ripetano le svendite e le abuffate degli anni 90.

 

Allegati 

LE MISURE PER LA CRECITA:  Misure_per_la_crescita.doc

PROVVEDIMENTI MEF E PRESIDENZA:  Provvedimenti_Mef_e_Presidenza.doc

Potrebbero interessarti anche