I precari della sanità scendono in piazza

mediciAppuntamento il 28 per il Sanità Day. Nel Lazio i camici bianchi chiedono stabilizzazione e concorsi

 

ROMA – Si avvicina la data del 28 giugno quando i camici bianchi di tutta Italia scenderanno in piazza per il Sanità Day. La situazione nella sanità è infatti esplosiva sotto tutti i punti di vista. Riduzione dei finanziamenti per 17 mld di euro da qui fino al 2014, spending review (che chiede alla sanità risparmi per 2 mld) che acuisce la mancanza di risorse mettendo a rischio la garanzia dei livelli essenziali di assistenza, senza contare l’aumento dei ticket e del carico fiscale.

Rivendicazioni da parte di organizzazioni sindacali dei medici, veterinari, dirigenti sanitari, tecnici professionali e amministrativi dipendenti e convenzionati con il Ssn e della ospedalità privata, si faranno sentire nei prossimi mesi con una serie di iniziative per difendere il sistema sanitario pubblico dagli attacchi continui che sta subendo.

Nella sola regione Lazio in questo momento, la governatrice Polverini, che è anche commissario straordinario per la sanità, è praticamente nell’angolo per il piano di rientro dal debito che non fa progressi. In più saltano uno dopo l’altro come birilli altri istituti prestigiosi, anche non statali, della Capitale, come l’Idi, il policlinico Gemelli, il Fatebenefratelli.

Il dato negativo della sanità nel Lazio pare rendere impossibile l’indizione di nuovi concorsi ed assunzioni, più volte promessi e mai attuati, ovvero anche la stabilizzazione dei troppi precari che lavorano negli ospedali, medici, infermieri, ingegneri.
A novembre 2011 l’Ordine dei medici di Roma aveva precisato che solo il 35,4 per cento dei medici riesce a essere inquadrato con un contratto a tempo indeterminato entro i 45 anni, mentre il 28,2 per cento rimane occupato in lavori atipici, collaborazioni occasionali che nella maggior parte dei casi durano dai 6 ai 12 mesi: tuttavia, malgrado la flessibilità, oltre il 90 per cento garantisce presenze e orari determinati.

Il personale precario che presta servizio nella sanità pubblica nel Lazio è di oltre 3.000 unità, personale che nel corso degli anni ha contribuito con professionalità ed impegno a rendere fruibile l’assistenza sanitaria ai cittadini in questa regione. Sono infatti proprio costoro a garantire nella maggior parte dei casi numerose prestazioni indispensabili, che vanno dal controllo delle malattie infettive, all’assistenza sanitaria sia di base che d’emergenza, alle visite ambulatoriali sino all’erogazione dei medicinali.

Il congelamento, od il contingentamento, nel settore pubblico di procedure concorsuali volte a nuove assunzioni, o alla stabilizzazione delle persone già assunte, se da un lato permette un risparmio di spesa dall’altro non risolve la questione dell’efficienza del settore sanitario, che con minori operatori non può certamente mantenere una offerta costante nel tempo e di qualità. Negli ultimi mesi più volte il personale precario e le stesse strutture sanitarie hanno posto il problema della necessità di una stabilizzazione, in quanto vi è la necessità di garantire l’erogazione del servizio.

L’obiettivo, anche per il 2012, pur in una situazione molto difficile riguardo al finanziamento, deve essere l’equilibrio di bilancio a livello regionale e a livello delle aziende sanitarie, mantenendo comunque il buon livello dei servizi ed anzi, rispettando i Livelli essenziali di assistenza nazionali, perseguendo il loro sviluppo, modulandolo con i bisogni dei cittadini.

Il senatore pidiellino, Stefano De Lillo, chiede quindi al Governo se abbia previsto delle iniziative volte, in accordo con la Regione, alla stabilizzazione del personale precario. Se non sia opportuno, evidenziato che vi è necessità di non diminuire il personale sanitario per evitare un collasso del sistema nel suo complesso e che il parziale blocco delle assunzioni a tempo indeterminato non ha consentito neppure il necessario ricambio conseguente alla cessazione dal servizio, utilizzare sino ad esaurimento le graduatorie vigenti e valide, assorbendo prioritariamente i lavoratori precari presenti, per l’individualizzazione delle figure professionali che si rendono di volta in volta necessarie all’interno della regione Lazio.

Potrebbero interessarti anche