La Ue chiude la procedura d’infrazione sui rifiuti

RifiutiResta aperto il problema della nuova discarica. Il presidente della Cciaa soddisfatto per la decisione comunitaria

 

ROMA – Il problema dei rifiuti si “arricchisce” ogni giorno di nuovi elementi di drammatizzazione che tolgono il sonno ai nostri governanti regionali. Mentre infatti il commissario prefettizio Sottile “inciampa” in Parlamento parlando dell’11% di raccolta differenziata a Roma e suscitando la stizzita replica dell’Ama che conferma invece il suo 25%, l’individuazione del/i siti per la discarica è ancora in alto mare.

Dopo aver passato in rassegna gli elenchi della Regione e della Provincia e aver incassato sistematicamente le dure opposizioni delle popolazioni, le ultime notizie parlano di un possibile sdoppiamento della discarica bis. Pensando forse che due discariche più piccole incontrerebbero minori resistenze di una maxi, ecco (ri)spuntare i nomi di Monti dell’Ortaccio e di Testa di Cane, entrambi di proprietà di Manlio Cerroni, il re di Malagrotta.

L’unica nota lieta in un quadro così confuso è data dalla decisione dell’Unione Europea di chiudere la procedura d’infrazione aperta a suo tempo nei confronti dell’Italia, dopo aver esaminato e approvato il piano di smaltimento trasmesso dalla Regione. Si tratta indubbiamente di una decisione significativa che il presidente di Unioncamere Lazio, Giancarlo Cremonesi, ha salutato positivamente soprattutto in virtù delle ricadute che avrà sui cittadini della Regione e sulle imprese. “La Ue, convinta dal lavoro portato avanti dalla giunta Polverini, ha dunque riconosciuto – secondo Cremonesi – la validità del piano definitivamente approvato dal Consiglio regionale lo scorso 18 gennaio che mira, oltre all’incremento quantitativo, soprattutto all’aumento qualitativo della raccolta differenziata, un passaggio indispensabile per chiudere realmente la filiera del riciclo”.

Anche il Segretario generale di Unioncamere Lazio, Pietro Abate, ha sottolineato che “la chiusura della procedura di infrazione evita alle oltre 600 mila imprese laziali, per la stragrande maggioranza di piccole dimensioni, un ulteriore esborso di denaro che, in una situazione economica come l’attuale, sarebbe stato davvero deleterio”.

Potrebbero interessarti anche