Poste e sindacati vanno ‘ai materassi’

Sarmi_SLIDERScontro all’ultimo sangue tra sindacati e azienda sul piano di riorganizzazione dei servizi postali. Il pacchetto di misure

 

ROMA – La guerra ormai è dichiarata e le truppe – aziendali da un lato e sindacali dall’altro – stanno prendendo posizione sul terreno, rappresentato dal progetto di riorganizzazione dei servizi postali, presentato da Sarmi alle organizzazioni dei lavoratori. Articolato in un primo momento in cinque Regioni (Piemonte, Emilia Romagna, Toscana, Marche e Basilicata), il piano incide profondamente sull’assetto della divisione attraverso chiusure di uffici, cambi di mansioni, riposizionamento dei prodotti e 1800 esuberi tra portalettere e impianti per la lavorazione della posta. Il tutto a soli 20 mesi dalla firma dell’accordo sulla riorganizzazione dei servizi postali già firmato a settembre 2010 e non ancora completato.

Si può dire che il pacchetto di misure sia stato aperto, chiuso e rimandato in blocco al mittente. Anche perché, sostiene il segretario generale della Cisl Poste, Mario Petitto, “noi prevediamo che quella che ci é stata rappresentata come una riorganizzazione del lavoro in cinque Regioni a fine dell’estate sarà estesa in tutto il territorio nazionale, fino ad arrivare a 10mila esuberi”.

Lo scontro si preannuncia all’ultimo sangue. Chi si è trovato nei giorni scorsi a parlare con i dipendenti e i rappresentati sindacali ha sentito volare parole grosse, come “macelleria sociale” e “questo sarà il Vietnam per il gruppo dirigente dell’azienda”. Con il risultato, peraltro abbastanza eccezionale, di ricompattare dopo storiche baruffe l’intero fronte sindacale. Petitto e il suo omologo della Cgil, Emilio Miceli, invitano infatti l’azienda a “desistere dal percorrere atti unilaterali” poiché “aprire anche un fronte sociale in Poste Italiane non farà certamente il bene dell’Azienda, in un momento delicatissimo del Paese”.

E dato che, come si dice, le disgrazie non arrivano mai sole, in questi giorni si sono nuovamente verificati una serie di black out del sistema informatico di Poste Italiane che hanno di fatto paralizzato completamente l’azienda. “Ancora una volta – denunciano i segretari generali di Slc Cgil e Slp Cisl – le lavoratrici e i lavoratori sono rimasti bloccati, alcuni fino alle 22.30 negli uffici postali senza indicazioni precise da parte dell’ azienda sulle modalità operative necessarie per gestire l’emergenza”.

Dopo il ripetersi costante di simili disfunzioni, è ormai chiaro a tutti che l’intera rete non tiene più. Il sistema operativo di Poste, il cosiddetto Sdp, infatti risulta essere insufficiente per la mole di dati che deve gestire e basta una punta, come quella dei pagamenti dell’Imu, per mandarlo in tilt. Sarebbe più trasparente – secondo i sindacalisti – prendere atto della realtà e risolvere il problema definitivamente interrompendo la partnership con Ibm, se gli errori sono a lei imputabili”.

Non è un mistero infatti che i rapporti tra l’Ibm e la società si siano parecchio deteriorati negli ultimi due anni proprio a causa del collasso del sistema informativo che ha creato gravissimi disagi agli utenti. A questi problemi si sono aggiunti quelli relativi alla partenza del “cloud”, la nuvola di internet che Poste vorrebbe realizzare in concorrenza con Telecom.

A farne le spese potrebbe essere Antonio Ragosa, l’ingegnere che dopo aver lavorato in TelecomItalia fino al 2003, è diventato responsabile dei servizi informatici di Poste Italiane, e non vede l’ora di tagliare la corda per passare dalle grane del software alla direzione delle strategie aziendali.

Anche Sarmi, che dopo 10 anni alla guida di Poste sembra piuttosto stanco delle polemiche con gli americani e con i sindacati, secondo alcuni si starebbe guardando intorno e potrebbe puntare alla guida dell’Agenzia Digitale, di cui avrebbe già parlato con i suoi vecchi e nuovi referenti politici, nonché con il neo presidente di Confindustria. La scalata è solo all’inizio, ma pare che la coda che si è formata sia già abbastanza lunga.

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