Al Macro la stagione estiva con l’arte tecnologica

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Una serie di mostre fino al 4 novembre invaderanno il Museo d’Arte Contemporanea. Magiche installazioni luminose e luci al “neon” illumineranno l’intero spazio

ROMA – Continua a delinearsi il programma del Macro, che vuole fare del Museo un centro di produzione invitando gli artisti a realizzare opere “in situ”, il pubblico ad interagire, i curatori, i collezionisti, gli artisti, i creativi a collaborare. Un’ottima prova è stata quella di invitare in residenza quattro artisti, alcuni già arrivati alla conclusione del lavoro durato quattro mesi e altri già selezionati per i prossimi due anni. Progetto ambizioso che ha i suoi precedenti in alcuni musei internazionali e che oggi è completato da una serie di mostre, lavori, performance, dibattiti che invitano il pubblico a partecipare e a diventare protagonista.

Nel programma odierno sono presentate due mostre dedicate a due artisti italiani, la prima è una retrospettiva su Claudio Cintoli, uno dei protagonisti della memorabile stagione degli anni Sessanta/ Settanta, scomparso giovanissimo a 42 anni, del quale sono esposti, a cura di Ludovico Pratesi e Daniela Ferraria, i dipinti figurativi e informali oltre a quelli iperrealisti degli ultimi anni, le sculture, legate alle azioni performative  e i video sia di alcune performance che delle installazioni murali. Ne viene fuori uno spaccato di una stagione romana anticipatrice, con Pino Pascali e poi con i “poveristi” di alcune delle più importanti invenzioni artistiche di quel magico periodo.

L’altra mostra è dedicata a Gregorio Botta che presenta una installazione originale e poetica realizzata appositamente per il Museo e centrata su alcuni dei temi cari all’artista, a cominciare dalla parola qui evocata dai versi in cera di Emily Dichinson da cui sgorga l’acqua  per allargarsi alle casette addossate alle pareti e anche esse inondate dall’acqua con cui  viene a completarsi l’ambiente che avvolge lo spettatore tra energia, riflessione, attenzione ai temi più attuali. Uno spazio è dato anche alla realtà del design contemporaneo proposto dallo studio Giopato&Coombes che ci invita a “provare” i suoi divani, le sue poltrone.

La sorpresa è poi la grande esposizione “Neon. La materia luminosa dell’arte” realizzata in collaborazione con La Maison Rouge di Parigi e sponsorizzata da Enel che raccoglie opere storiche e contemporanee. La storia dell’arte è sempre contemporanea perché siamo mossi da domande attuali e se si va indietro lo si fa per rileggere questa attualità. In questo intreccio ci appaiono come meteore i meravigliosi lavori, splendidamente anticipatori, di alcuni artisti. Il riferimento va subito a Lucio Fontana e ai suoi “ambienti” e poi ai protagonisti dell’Arte Povera qui rivelati da un magnifico lavoro del 1970 di Mario Merz e dall’opera “Non”di Pier Paolo Calzolari.

Stagione felice in cui l’arte tecnologica, tra voglia di innovazione e paura di esserne fagocitati, muove la ricerca internazionale ed esprime da subito una nuova dimensione dell’arte che cerca un rapporto con lo spazio, con l’architettura, con la città.

Magiche le prime installazioni luminose di Kosuth, di Flavin, di Naumann, di Morellet, di Bertrand, solo per citarne alcuni. Una proliferazione di luci al “neon” invade poi tutto lo spazio presentando le ricerche che, sulla linea già tracciata, arrivano al contemporaneo: lavori più impegnati, da quelli del collettivo Claire Fontane, a Douglas Gordon, fino ai più “ludici” e ironici Maurizio Cattelan, Pascale Marthine Tayou, Jason Rhoades, nel solco di una nuova stagione che vuole soprattutto stupire e smuovere le nostre coscienze.

(Maria Grazia Tolomeo)

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