Rai, ecco i nomi dei nuovi consiglieri di amministrazione

cavallo_Rai_sliderIl 26 giugno la Commissione sceglierà i ‘magnifici’ sette tra i circa 300 curricula pervenuti. Le poltrone già assegnate

 

ROMA – Tra girandole di nomi e polemiche politiche sembra ormai delineato il nuovo Consiglio di amministrazione della Rai.

Il prossimo 26 giugno la Commissione parlamentare di vigilanza sulla Rai si riunirà per eleggere i sette nuovi consiglieri della Tv di Stato. La Commissione presieduta da Sergio Zavoli dovrebbe scegliere i magnifici sette spulciando i circa 300 curricula pervenuti. Ma ormai i giochi sembrano fatti.

Le poltrone assegnate secondo i rapporti di forza dei partiti in parlamento, secondo la vecchia usanza della lottizzazione, hanno già tutte un nome e un cognome. In quota Pd è arrivato l’avallo di Bersani alle candidature di Gherardo Colombo e Benedetta Tobagi, segnalate dalle associazioni “Libera”, “Libertà e giustizia” e “Se non ora, quando”. Sembra certa anche la riconferma di Rodolfo De Laurentiis, consigliere uscente da parte dell’Udc.

Per i consiglieri in quota Pdl, dopo gli incontri a casa Berlusconi, sono quattro i nomi papabili: oltre a quello scontato di Antonio Verro, consigliere di punta di maggioranza del vecchio Cda riconfermato, ci sono Antonio Pilati, ex commissario Antitrust e Agcom, Enzo Jacopino, giornalista presidente dell¹Ordine, ed Enrico Pazzali, amministratore delegato di  Fiera Milano.

Ancora incerti i nomi che dovrebbero arrivare da Lega e Idv, che hanno annunciato che non segnaleranno nessuno in polemica verso la logica della spartizione. Il partito di Bossi e Maroni, che pure è presente nel Cda uscente, ha annunciato che voterà scheda bianca perché come ha affermato oggi il componente della Vigilanza Davide Caparini “il servizio pubblico è decotto: tra probabile fallimento o privatizizazione, meglio privatizzare”.

Per l’Italia dei Valori di Di Pietro invece, la questione è di trasparenza, perché – come ha spiegato il capogruppo Idv in Vigilanza Pancho Pardi, “i partiti devono restare fuori dal Cda (…) per restituire il servizio pubblico ai cittadini”. L’Idv ha criticato pure il metodo adottato da Bersani perché a suo dire i due nomi scelti dalle associazioni sarebbero comunque adottati in “quota” Pd. Una critica che fa anche Gad Lerner, giornalista notoriamente vicino al Pd, il quale nel suo blog riferendosi a Colombo e alla Tobagi parla di persone “sensibili, integerrimi e dotati della necessaria autorità morale”, ma privi “di esperienza manageriale e conoscenza del settore”. E quasi facendo eco all’Idv, il giornalista de La7 teme che così “con la retorica del servizio pubblico si continuerà a coprire la sua lottizzazione surrettizia”.

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