AdR, la solita manfrina dei Benetton

Aeroporto_fiumicino_sliderIl contratto di programma in fase istruttoria da un anno. Al palo i nuovi investimenti di Fiumicino. Gemina chiede gli arretrati


ROMA – Se all’evanescente vice ministro per le infrastrutture e i trasporti, Mario Ciaccia, chiedete notizie in merito al contratto di programma con Aeroporti di Roma, la risposta è sempre la stessa: la pratica è in fase istruttoria. Va bene, ma quando finisce questa istruttoria che dura esattamente da un anno, da quando nel luglio dell’anno scorso il Consiglio di amministrazione dell’Enac ha approvato i princìpi per la definizione del contratto di programma con AdR per la gestione di Fiumicino e ha passato la palla al Ministero per gli adempimenti finali?

Risposta, nessuna: “Lo saprete solo quando il contratto sarà stato approvato ufficialmente”. Ma noi insistiamo: dal momento che è stato concesso l’aumento delle tariffe aeroportuali richieste (di fatto equiparate a quelle degli aeroporti milanesi, con un salto di quasi il 50% rispetto ai 16 euro attuali) e che il governo Monti, contraddicendo il proprio decreto liberalizzazioni, ha esonerato il contratto di programma AdR dalle regole stabilite dalla Ue, qual è il motivo dell’impasse che blocca i nuovi investimenti di Fiumicino?

Non è che per caso, nonostante la corsia preferenziale, le richieste di Gemina, socio di riferimento di AdR, dopo ogni concessione si spostano continuamente in avanti e si fanno sempre più onerose? Sembrerebbe infatti che tutto è di nuovo fermo perché, dopo aver ottenuto l’aumento delle tariffe, Gemina adesso chiede gli arretrati per il conguaglio degli ultimi dieci anni, qualcosa come 400 milioni sui quali evidentemente al ministero non ha detto a priori di no.

Anche all’Enac bocche cucite sull’argomento. D’altronde per loro la via per smarcarsi è facile: noi il nostro dovere tecnico l’abbiamo già fatto, adesso la decisione è politica e non compete certo a noi. L’unico che parla tutti i giorni sui giornali, alla radio, in televisione, è Gilberto Benetton, il fratello scelto dal gruppo per guidare la holding Sintonia che raccoglie tutte le partecipazioni nel settore delle infrastrutture e che veste a pennello i panni della vittima della burocrazia.

“Voi le chiamate tariffe – dicono da Ponzano Veneto – ma quelli si chiamano ricavi per un’azienda che offre un servizio. Se un’azienda si ritrova ad avere ricavi bloccati difficilmente avrà vita lunga. Nel caso di AdR si tratta di adeguarli a quelli di Malpensa, ben al di sotto della media europea”. A parte la profondità del pensiero di Gilberto, forse gli andrebbe ricordato che se la smettesse di alzare continuamente la posta, forse a quest’ora il problema sarebbe bello che risolto.

D’altronde, nonostante le vessazioni e le ingiustizie subite, il gruppo Aeroporti di Roma, se andiamo a ben vedere, non è proprio sull’orlo del default, anzi. Negli ultimi tre anni i ricavi sono aumentati da 561 milioni di euro a 620, il margine operativo lordo è passato da 254 a 295, l’indebitamento è sceso da 1,3 miliardi a 1,1 e l’utile è aumentato otto volte dai 5,1 milioni del 2009 ai 41,5 del 2011.

La verità sembra essere quella di una ripetizione puntuale della vicenda Autostrade quando gli stessi Benetton, dopo un lungo braccio di ferro, spuntarono condizioni di gestione della rete autostradale a dir poco sontuose. Nella Convenzione unica infatti tra Anas ed Autostrade sottoscritta il 12 ottobre 2007 (durante quindi il governo Prodi con Ministro Di Pietro) si eliminava il price cap, cioè il sistema che legava le tariffe alla verifica puntuale della qualità del servizio all’utenza sulla base di precisi parametri, si introduceva l’adeguamento automatico annuale delle tariffe fino al 2038 riconoscendo il 70% dell’inflazione reale, slegandole dagli investimenti reali e dalla qualità del servizio (anzi per ulteriori investimenti erano previsti ulteriori adeguamenti tariffari aggiuntivi) e stabiliva un sistema di sanzioni e penali per il rispetto degli impegni.

La storia sembra ripetersi. Sbandierando 12 miliardi di investimenti per raddoppiare la capacità ricettiva del Leonardo da Vinci (nella convenzione autostradale del 2007 erano 21,9 e dopo anni la percentuale di realizzazione non aveva superato il 25%) AdR non investe un euro a Fiumicino che sta andando in pezzi. Aspettando il cadeau.

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